Il Tirreno

Prato

La città che protesta non sa dire solo "no" Ecco tutti i comitati

Maria Lardara
La città che protesta non sa dire solo "no" Ecco tutti i comitati

La mappa su internet, un punto di riferimento al servizio dei cittadini

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PRATO. C'è chi li chiama comitati del "no" perché protestano per difendere le ragioni del paesaggio e dell'ambiente dalle cementificazioni selvagge. C'è chi non li vede di buon occhio perché mettono i bastoni fra le ruote al corso della politica. E c'è chi, infine, li corteggia a proprio uso e consumo per fare propaganda di partito, soprattutto quando si avvicinano le elezioni.

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Intanto loro, i Comitati cittadini, continuano a spuntare come funghi in una città che ha più fame di partecipazione laddove la democrazia dal basso dimostra lacune più evidenti. Comitati che chiedono di avere voce in capitolo, aggregazioni spontanee di cittadini che, in nome della civicità, non ci stanno a farsi mettere sopra i piedi dal decisionismo politico. Comitati che nascono sulla scia di un problema. E che muoiono, o almeno dovrebbero, quando poi quel problema si risolve. Ce l'hanno scritto nel dna.

«Se fosse così, allora preferirei morire subito», ci scherza su Bruno Gualtieri, uno dei padri fondatori insieme a Cristiano Pacini del comitato di via Pistoiese - Macrolotto Zero, oggi il più longevo, nato agli inizi degli anni Novanta quando l'immigrazione cinese iniziava a mettere radici nel quartiere oggi comunemente chiamato Chinatown. Al di là della battuta, nella maggior parte dei casi è la territorialità a delimitare il campo d'azione di un comitato cittadino. E' questo il filo conduttore nel nostro difficile tentativo di ricostruire una geografia di comitati pratesi, con una ricognizione e una mappatura zona per zona, andando a parlare con la gente e con gli animatori di ogni singolo gruppo. Dove l'attivismo si è appiattito, è forse perché l'organizzazione che c'era dietro si è sparpagliata o perché è venuta meno la necessità di alzare la voce contro le istituzioni locali.

Non sempre è così. Il comitato "Le Badie", balzato agli onori di cronaca per la ferma opposizione al progetto del deposito Cap alle Badie, si è rifatto ultimamente vivo per protestare contro la mancanza di sicurezza nella viabilità del quartiere. Gli occhi aperti sull'ambiente li tiene da sempre aperti il comitato ambientale di Casale, anche se l'inceneritore al Calice non si farà più: basti pensare che per il 29 aprile ospiteranno il sindaco Cenni e il presidente di Asm Alessandro Canovai per vederci più chiaro sul progetto del digestore anaerobico che sarà costruito al Calice. E il comitato di piazza Mercatale, dopo essersi opposto ai tempi della giunta Romagnoli al progetto interrato del parcheggio e il taglio degli alberi, i suoi bei guai nel cassetto ce l'ha ancora. Il suo storico leader, Paolo Sanesi, sta portando avanti il progetto ambizioso di iniettare il germe di una partecipazione dal basso e condivisa, interloquendo con il Comune. Ma non tutto il mondo dei comitati l'ha digerita e qualcuno, in questa operazione di Sanesi, ci ha visto un tentativo di farsi "ingabbiare" dalla politica. Questo "qualcuno" è anche dentro il Coordinamento comitati cittadini (Ccc), nel quale confluisce una decina di nomi (per lo più del centro).

Ma com'è cambiata la geografia dei comitati in questi anni? A fare da spartiacque è stato l'avvicendarsi della giunta Cenni, centrodestra, alla giunta Romagnoli di centrosinistra. Intorno ad alcuni comitati attivi un tempo (è il caso di "Terra di nessuno", composto dai residenti di Gonfienti-Interporto, o del comitato di Tobbiana-Vergaio contro la multisala, guidato da Mirko Lafranceschina, oggi consigliere comunale Pdl) domina oggi calma piatta. In compenso, nell'ultimo anno è stato tutto un fiorire di nuove formazioni di comitati. Come dire, negli anni, altri problemi si sono aggiunti a quelli passati. Anche se il colore politico degli amministratori è cambiato.

Nella galassia dei nuovi spuntano, tra gli altri, il comitato "Per Pratilia", il comitato "Soccorso contro il rumore" e "Soccorso verde": il più giovane è "No aeroporto" il cui atto di costituzione è stato depositato poco più di un mese fa dal notaio. Del resto, come un po' di tempo fa ebbe a dire l'assessore Roberto Caverni con un pizzico di malizia, «Prato è la città dei comitati», lamentando il loro eccessivo numero e, in qualche caso, la debolezza organizzativa: Il Tirreno ne ha censiti 17, lasciando aperto lo spazio per la segnalazioni di altri gruppi. Ma, come sottolinea Francesco Fedi, portavoce del Ccc, «la forza dei comitati non risiede nella struttura numerica, bensì nella capacità di penetrazione dell'idea che rivendica e porta avanti».
 

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