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Il dono dell'imprenditore mecenate
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In alto, da sinistra, due opere di Andy Warhol, una di Damien Hirst e un dipinto di Basquiat Saranno esposte al Pecci dal prossimo 21 maggioOpere di Warhol, Basquiat e Hirst in comodato al museo
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PRATO. Basquiat e Warhol in collezione, ma anche la risoluzione del contratto di vendita delle 1200 opere con l'inadempiente comune di Prato. Ecco le due novità più eclatanti emerse al termine dell'assemblea dei soci del Centro d'arte contemporanea Luigi Pecci, mercoledì pomeriggio, per l'approvazione all'unanimità del bilancio consuntivo 2010. Poco prima dell'inizio dell'assemblea infatti, il presidente Valdemaro Beccaglia ha sottoscritto l'atto di comodato gratuito con gli eredi di Alessandro Grassi, un imprenditore pratese trasferitosi a Milano, dove ha fatto fortuna, mettendo su altresì una vasta collezione di arte contemporanea. Alcuni mesi fa è iniziata la trattativa con il museo pratese per la concessione in comodato di un primo gruppo di opere, 7 per la precisione, un grande Jean Michel Basquiat, assicurato per 3 milioni di euro, due Andy Warhol per 2.2 milioni di euro, un Damien Hirst, per 400 mila euro, un Gilbert and George del 1988 per 750 mila, un Alex Katz per 300 mila e un arazzo di Alighiero e Boetti per 650 mila sempre euro, con una stima totale di 7 milioni e 300 mila euro. Un ingresso storico per la collezione permanente, tanto più che tutte queste opere potranno essere viste già dal prossimo 21 maggio, perché faranno parte della mostra "Live, l'arte incontra il rock", allestita nelle sale del museo pratese. La seconda importantissima novità riguarda la risoluzione per inadempienza del contratto di vendita delle circa 1200 opere di proprietà del museo alla fine del 2006, quando l'allora neo presidente Beccaglia trovò un deficit di bilancio impossibile da ripianare, se non con un contributo straordinario dell'amministrazione comunale. Con l'allora sindaco Marco Romagnoli fu fissato in un milione e 300 il valore della collezione, ma il comune versò solo 800 mila euro, concordando di versare in seguito le altre 500 mila euro. In questi 5 anni Il saldo non è mai stato fatto e così mercoledì scorso, alla fine dell'assemblea, uno dei soci fondatori del Centro Pecci, l'avvocato Mauro Giovannelli, su invito del presidente Beccaglia, ha illustrato la proposta di risoluzione del contratto alla luce della persistente inadempienza del comune. Per risolvere il contratto però il museo deve restituire al comune gli 800 mila euro già incassati, per questo motivo ha proposto di mettere in vendita la scultura di Anish Kapoor in collezione. Ad acquisire l'opera però dovrebbe essere la Fondazione Cassa di risparmio di Prato, per poi lasciarla in comodato al Centro Pecci. E così il comune incasserebbe gli 800 mila euro versati nel 2006, mentre al Centro Pecci arriverebbe il resto dei soldi della vendita.
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