Il Tirreno

Prato

Prezzi bassi ma auto fantasma

Prezzi bassi ma auto fantasma

Banda di truffatori sgominata dalla polizia stradale. Le offerte su internet

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 PISTOIA.Che qualcosa non andava lo hanno intuito dando un'occhiata al registro di carico e scarico: come faceva, quell'autosalone, a vendere più vetture di quelle che arrivavano? Così, gli uomini della sezione di polizia giudiziaria della Polstrada si sono messi all'opera e, al termine di una meticolosa indagine andata avanti per mesi, hanno portato alla luce una truffa da centinaia di migliaia di euro.  Decine i cittadini vittime della banda che, grazie all'autosalone aperto alla Ferruccia di Quarrata, vendevano veicoli inesistenti, allettando, tramite i siti internet specializzati, i potenziali clienti con prezzi vantaggiosi e la disponibilità immediata del mezzo. Mezzi che però o non esistevano proprio o appartenevano ad altri. Da qui il nome dell'operazione: Car ghost, auto fantasma.  Lo scorso venerdì mattina, per i quattro componenti della banda, sono scattate le manette. Accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, nei loro confronti il gip del tribunale, su richieste del pm Giuseppe Grieco, titolare dell'inchiesta, ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, ritenendo fondato il pericolo della reiterazione del reato: su molti siti internet specializzati in vendita di auto usate e nuove, l'autosalone di Ferruccia compare ancora con i suoi recapiti e le sue offerte.  Ad eseguire le ordinanze, il personale della sezione di Polizia stradale di Pistoia, coadiuvato dai reparti di Montecatini e San Marcello, dal Compartimento di Firenze e dalle sezione di Prato e Lucca, in quanto i quattro indagati avevano nel frattempo spostato i loro domicili in altre città: a Prato abitano Federico Tanzini, 31 anni, pratese, Marco Prudente, 35, di Vico Equense, e Stanislao Corvino, 34, di Napoli; a Viareggio aveva spostato il suo domicilio Felice Russo, 46 anni, anch'egli napoletano.  Ieri mattina i quattro sono stati interrogati dal giudice delle indagini preliminari, Alessandro Buzzegoli. Solo Russo ha scelto di rispondere alle domande del gip, negando però ogni addebito; gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, in attesa della presentazione di memorie difensive da parte dei loro legali.  Come ha spiegato il comandante della Polstrada di Pistoia, il vicequestore aggiunto Rita Palladino, l'indagine è nata da un semplice controllo amministrativo effettuato dalla Polizia stradale all'autosalone, l'Auto Elegance di via IV Novembre, alla Ferruccia di Quarrata: di proprietà della srl Africa, adesso non esiste più. I poliziotti hanno percepito che qualcosa non andava già esaminando il registro obbligatorio di carico e scarico delle vetture: non c'era corrispondenza tra le auto vendute e quelle arrivate, il cui numero risultava assai minore. Pensando che probabilmente non si trovavano in presenza di quegli onesti venditori che i gestori del salone volevano a tutti i costi apparire, hanno dato il via ad una lunga ed accurata indagine (durata circa un anno) che faceva emergere un vero e proprio sodalizio criminale, tanto da far ritenere che lo stesso autosalone fosse stato creato ad hoc per dare credibilità all'attività truffaldina, portata avanti grazie ad internet.  L'indagine ha evidenziato il singolare modus operandi della banda, che partiva da un contatto telefonico o da una e-mail, finalizzati a creare un rapporto di fiducia con il cliente. L'affabile ed educato venditore (il Tanzini), con il suo modo di fare invogliava le persone che avevano visionato l'annuncio su internet a fare una visita all'autosalone, ed una volta lì, veniva fatta trovare loro un 'auto "occasione". Ricevuto l'anticipo o addirittura l'intero importo, iniziava una serie di scuse e problematiche per giustificare il successivo ritardo nella consegna dell'auto, che non sarebbe mai stata consegnata perché in realtà era già stata venduta o apparteneva ad altri.  Vittime delle banda anche persone che si sono rivolte all'autosalone per vendere le proprie auto, senza però mai vedere un soldo.  Una serie di truffe (che si sono protratte dalla fine del 2009 sino a qusi tutto il 2010) perpetrate fino alla chiusura dell'autosalone ed alla sparizione dei quattro. Gli accertamenti hanno permesso di appurare che i raggiri hanno fruttato centinaia di migliaia di euro. Gli inquirenti ritengono che il denaro sia stato investito in altre società. Dagli accertamenti condotti, risulterebbe che i quattro hanno interessi in almeno 7-8 società (anche con sede legale, presumibilmente fittizia, a Prato), soprattutto cantieri navali ad Ancona e nel Napoletano.

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