Il Tirreno

Prato

L'operaio che ha chiuso col tessile scopre un'altra vita con i disabili

Graziano Bruno
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Graziano Bruno

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 PRATO. Due anni fa quel voucher della Provincia gli fece decisamente comodo. E oggi l'ex operaio cassintegrato della tintoria Bernocchi che nel marzo 2009 raccontava la sua storia a Annozero in una puntata sulla crisi del tessile, è rinato sulla soglia dei 40 anni con un mestiere tutto nuovo.  Niente più tessile, né turni in fabbrica. L'odore delle vasche di colore sta diventando un ricordo sbiadito per Graziano Bruno che, nella prospettiva di reinventarsi e non dover campare in eterno con i soldi della cassa integrazione, decise di voltare pagina. Era il maggio 2009 quando s'iscrisse alla Fil per seguire un corso e prendere la qualifica di addetto all'assistenza di base (Adb). Lo status di cassintegrato in regime di straordinaria gli permise di beneficiare di un voucher della Provincia. C'era solo un "prezzo" da pagare, in questa nuova avventura: un pacchetto formativo di 600 ore, 400 in aula e 200 sul campo. Finché arrivò l'occasione con la cooperativa "Pane & Rose", dove attualmente lavora. «Feci il mio primo tirocinio in estate, in una casa famiglia: a settembre - racconta - già lavoravo e frequentavo la scuola contemporaneamente». Il primo contratto con la "Pane & Rose" risale a fine 2010. Mai, faticando in tintoria, Graziano avrebbe potuto immaginare di lavorare un giorno nel sociale, come operatore che si prende cura dei ragazzini diversamente abili. «Quando persi il lavoro - racconta - mi scattò una molla: dovevo trovarmi una nuova occupazione e non volevo che fosse nel tessile. Volevo provare a fare qualcosa di diverso: avevo la sensazione che si fosse chiuso un capitolo nella mia vita».  Oggi per i rimpianti non c'è posto: si pensa solo al futuro. «Occuparsi dei bisogni delle persone, aiutarle a stare meglio mi riempie ogni giorno di soddisfazione. Voglio specializzarmi in questa professione e prendere il titolo di operatore socio-sanitario». Un risvolto negativo c'è, trascurabile, secondo Bruno, tenendo conto di quanto possa appagare l'impegno nel sociale. «Lo stipendio da dipendente di cooperativa è più basso di quello dell'operaio di tintoria: nel tessile qualche conquista salariale col tempo c'era stata». Mar.Lar.

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