La manifestazione
La grande truffa delle false badanti
Paolo Nencioni
◗
Stranieri in fila davanti alla Questura Pagano prestanome italiani e stranieri, ma poi perdono soldi e permesso
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il rumeno truffa il pachistano, l'italiano truffa il marocchino e il cinese. Le nazionalità si mischiano ma la storia è sempre la stessa: carte false a pagamento per ottenere il permesso di soggiorno, o meglio, la sanatoria per l'emersione di colf e badanti. Da qualche settimana va così. Decine di stranieri arrivano alla soglia dell'emersione, vedono il permesso di soggiorno a portata di mano e poi lo vedono svanire all'improvviso. Il motivo è semplice: la polizia scopre che i loro "garanti" hanno dichiarato il falso, cioè hanno detto di aver assunto lo straniero ma in realtà non è così, in certi casi non lo hanno nemmeno visto, com'è accaduto pochi giorni fa nel caso di un prestanome residente a Roma che aveva garantito per un cinese trovato in una confezione di via Sornianese. Le ultime due denunce risalgono a mercoledì, un italiano e un rumeno che garantivano per un cinese, un marocchino e un pachistano. Ovviamente gli stranieri sono consapevoli che si tratta di un imbroglio. Fanno finta di lavorare come colf o badanti per avere il permesso. In cambio i loro garanti incassano soldi a nero e compiono un falso ideologico di privato in atto pubblico, un reato punito dall'articolo 483 del Codice penale con una pena fino a due anni. Nessuno rischia l'arresto, se la vedranno tra qualche anno davanti a un giudice, intanto fanno cassa. Ma tra i tanti fascicoli che si stanno accumulando sulle scrivanie della Procura potrà figurare anche un altro e più grave reato, l'estorsione, perché sembra una prassi diffusa quella dei garanti che intimano allo straniero di non fiatare se non vuole perdere tutto (una soffiata in realtà metterebbe nei guai anche il garante, ma molti si prendono paura lo stesso). Dunque in realtà lo straniero è il vaso di coccio tra i vasi di ferro, e spesso perde tutto davvero, perché quando il controllo della Questura scopre il falso anche il permesso sfuma. E' il motivo per cui qualche mese fa a Brescia c'è stata una sorta di rivolta degli stranieri: anche lì ne hanno truffati parecchi con lo stesso sistema, i garanti si sono fatti pagare per firmare le dichiarazioni che poi sono diventate carta straccia. Storicamente, a Prato ogni sanatoria ha alimentato un fiorente commercio di documenti falsi. La differenza rispetto a qualche anno fa è che nel caso della sanatoria per colf e badanti finora non sono stati individuati gruppi strutturati di italiani e stranieri in grado di trattare centinaia di pratiche. Sembra che il sistema del falso a pagamento si sia parcellizzato: tanti piccoli prestanome che fanno un numero limitato di dichiarazioni. Diverso fu il caso emerso nelle inchieste "Surprise" e "Surprise 2" condotte dal sostituto procuratore Ettore Squillace in cui si videro in azione "studi associati" che consegnavano il permesso di soggiorno "chiavi in mano" a centinaia di cinesi e non solo. Ma forse è solo perché ancora le indagini non si sono spinte abbastanza in avanti. Il rischio che la sanatoria si trasformasse in una colossale truffa era stato segnalato già più di un anno fa dall'assessore all'Integrazione Giorgio Silli che aveva fatto semplicemente notare come ci fosse un numero abnorme di cinesi, ma anche di marocchini e pachistani che si candidavano a lavorare come colf o badanti. In seguito molte donne cinesi emerse con la sanatoria sono state trovate a lavorare in confezione.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
