Sicurezza
Il futuro dellarte contemporanea
In centinaia al Pecci ad ascoltare Daverio
Riccardo Tempestini
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Daverio con Beccaglia 2 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Il solito trafficatissimo tratto appenninico Bologna Firenze ha impedito, giovedì sera, a Philippe Daverio di gustare appieno i piatti toscani del ristorante Baghino, ma solo due cucchiai della zuppa di cavolo nero, una forchettata di trippa alla fiorentina, ma anche mezza bistecca con i fagioli, bagnati dal Carmignano di Ambra, poi di corsa verso il Museo Pecci, scortato dal presidente Valdemaro Beccaglia, portando dietro una manciata di cantuccini di Mattonella. Ad attenderlo tanti, tantissimi non solo pratesi, circa duecento persone che volevano ascoltare l'aneddotica, il sapere, le opinioni ma anche le battute colte di uno dei personaggi più amati dell'arte e della cultura italiana. Philippe Daverio ha parlato per quasi due ore incantando una platea davvero eterogenea, che l'auditorium non è riuscito a contenere, costringendo gli ultimi arrivati a seguirlo sullo schermo sistemato nel bar. La conferenza ha affrontato una molteplicità di temi primo fra tutti il declino e l'impoverimento dell'arte a causa della mancanza di cultura e del dominio egemonico delle leggi di "mercato". Ma Daverio ha fatto al Pecci uno dei più bei complimenti che si possa fare ad un museo di arte contemporanea, sostenendo che nonostante il budget ridicolo rispetto agli altri musei italiani, quello pratese, soprattutto in questi ultimi anni ha saputo fare un lavoro molto importante, svolgendo appieno la vera "mission" che un centro per l'arte contemporanea deve avere, ovvero investire e promuovere l'arte senza seguire i dictat del mercato anglo-americano. Daverio ha definito il Pecci un "covo di resistenza" dove ancora si cerca un pubblico per chi ha voglia di scoprire o ascoltare il mondo dell'arte e della cultura. Da parte sua Valdemaro Beccaglia ha davvero apprezzato questo riconoscimento, soddisfatto per aver condiviso con la città il rapporto di reciproca stima ed amicizia che da anni lo lega a Daverio. Dopo la conferenza il critico alsaziano si è ancora fermato a parlare con il pubblico nell'anfiteatro, compresa l'assessore Anna Beltrame, sempre più attenta a cogliere suggerimenti e consigli culturali. Prima di partire per la casa fiorentina, l'antropologo Daverio ha lanciato un'ultima battuta: «I cinesi non hanno mai fatto arte, sono artigiani alla bergamasca».
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