La manifestazione
Il Pd affronta la grana Creaf
Giovanni Ciattini
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Ilaria Bugetti segretaria del Pd Il progetto faraonico sta mettendo in difficoltà la Provincia
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PRATO. C'è chi ritiene che nonostante tutto, ovvero nonostante i 22 milioni finora spesi per trasformare un'ex fabbrica in un centro di alta tecnologia, il Creaf di via Galcianese (Centro per la ricerca, l'innovazione e l'alta formazione del distretto tessile pratese) costituisca ancora un progetto sul quale non solo credere per il futuro ma anche sul quale continuare ad investire denaro. Sarà anche così, ma intanto il Creaf è una bella grana per la maggioranza di centrosinistra che governa la Provincia. Perché la Provincia, col suo 81,6%, è il socio di maggioranza (gli altri sono il Comune di Prato, 10,7% e gli altri comuni della provincia con quote ridotte) ma è anche stata storicamente l'artefice di questo progetto faraonico nato nel 2003. Un'idea che di sicuro ha fatto felice il privato che ha venduto l'immobile per 8 milioni di euro e ha dato pane e companatico alle imprese che tuttora lavorano intorno alla struttura. Ma, occorre aggiungere, che finora non ha che creato grattacapi. L'ultimo è stata la denuncia della commissione consiliae controllo e garanzia che ha presentato un documento al presidente Lamberto Gestri nel quale si elencano tante presunte irregolarità sulle quali fare chiarezza. Roba da Corte dei Conti, sostiene qualcuno. Intanto è materiale sul quale far riflettere la giunta provinciale che deve non solo guardare al passato ma anche al futuro per capire quale strada intraprendere. La Regione Toscana sembra intenzionata a dare una mano ma il bagno di sangue, in senso finanziario, appare scontato. Ma anche il Partito democratico vuole guardare con maggiore attenzione a questo progetto sul quale rischiano di rimanere scottati non solo dirigenti pubblici ma anche chi ha avuto responsabilità politiche. Ecco quindi che martedì, passata in pace la Pasqua, la segreteria operativa del Pd, convocata dalla segretaria Ilaria Bugetti, si riunirà per cercare di venire a capo di questo Creaf che sembra colpito da una maledizione divina. I lavori vanno a rilento. Il collaudo del primo lotto non si è ancora concluso. Il bando per il secondo lotto è attualmente bloccato dal ricorso di una delle imprese escluse. Sulla natura esatta di che cosa dovrà essere il Creaf ancora non ci sono certezze (e questo già la dice lunga, prima si compra, poi si ristruttura e poi si decide che cosa farne) e anche sul tipo di gestione, nonostante siano trascorsi otto anni, non si è ancora capito se sarà una gestione tutta pubblica o mista pubblico-privata. Le uniche certezze, che pesano come macigni, sono quei 22 milioni di euro. Tutti soldi pubblici.
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