Finanza
Prato adesso è un'area in crisi
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Lo striscione di “Prato non deve chiudere”Firmato il decreto al ministero, ora si attende l'accordo di programma
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PRATO. Manca la certificazione, manca la registrazione ma il decreto che sancisce che Prato è un'area in crisi, dopo oltre un anno di attesa, c'è. E' stato firmato quarantotto ore fa dal direttore del ministero dello Sviluppo economico Andrea Bianchi, su sollecitazione del ministro alle Infrastrutture Altero Matteoli che alla fine è riuscito a sbloccare una situazione incagliata da mesi. Il provvedimento, oltre Prato, riguarda anche Massa Carrara. Soddisfatti il sindaco Roberto Cenni, il presidente della Provincia Lamberto Gestri e l'assessore regionale Gianfranco Simoncini. Ma cosa accadrà al distretto pratese che ha atteso a gloria gli aiuti, soprattutto durante la fase più dura della crisi, dopo la firma del decreto? Poco, per il momento. Perché oltre a dover attendere i tempi tecnici di attivazione del provvedimento, sarà necessario andare ad un accordo di programma (ministero, Regione, enti locali) per rendere operativo quel pacchetto di strumenti di sostegno all'area e alle imprese. Vediamo nel dettaglio. Il decreto per la dichiarazione dello stato di crisi consente di beneficiare delle misure previste in due leggi: la 181 del 1989 e la legge 99. Si tratta di norme che attivano leve differenti. La legge 99 governa e individua gli interventi sulle aree nel loro complesso, mentre la 181 ha efficacia sulle singole aziende. Per rendere "operativa" la legge 99 sarà necessario l'accordo di programma che definirà contenuti, obiettivi ma soprattutto l'ammontare dei fondi che gli attori istituzionali - ministero in primis - saranno chiamati a versare. Da quel che risulta, almeno per il momento, il "portafogli" di questo specifico capitolo, è vuoto. Altra questione, invece, per la 181 che supporta programmi di sviluppo delle singole imprese in crisi grazie all'intervento di Invitalia, l'agenzia nazionale per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa che agisce su mandato del governo. Ed è proprio su Invitalia che Prato ha lavorato. E da mesi. Per le aziende pratesi sarebbe già pronto un sostanzioso pacchetto di milioni (fino a qualche tempo fa erano più di 20) da smistare. Sulla base, però, di precisi criteri: possono accedere alle agevolazioni le società di capitali (piccole, medie e grandi), economicamente e finanziariamente sane nelle quali Invitalia assuma una partecipazione di minoranza nel capitale sociale. Il sostegno è dato alla creazione di nuone unità produttive, ampliamenti, delocalizzazioni, ristrutturazioni o riattivazioni di unità produttive basta che producano occupazione aggiuntiva a quella preesistente. Previste anche agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti: con un contributo a fondo perduto fino al 40% e con mutui agevolati della durata di dieci anni fino al 30% degli investimenti. Previsto e necessario inoltre un incontro preliminare tra l'agenzia e l'imprenditore che chiede l'agevolazione. Il sostegno di Invitalia si sa già andrà certamente alle ex Eaton di Massa. Su Prato l'unica cosa certa è l'incontro avvenuto mesi ora sono tra l'azionista di riferimento della Sasch Roberto Cenni e i dirigenti dell'agenzia. Il decreto attiva anche la legge 85 utile ad attrarre linee di finanziamento europee. C.O.
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