Trasporti
«Gida, il Comune aveva ragione»
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Filippo Bernocchi Bernocchi: «L'obiettivo tutelare azienda e distretto»
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PRATO. La volontà non è quella di polemizzare, ma di precisare sì. E' l'assessore Filippo Bernocchi a metter i puntini sulle "i" sulla vicenda Gida «per fare chiarezza - spiega - sulla legittimità del percorso intrapreso dal Comune che ha sempre avuto, come unico obiettivo, quello di salvaguardare gli interessi di Gida, del Comune e delle aziende umide del distretto». Il riferimento dell'assessore è alla querelle nata intorno al rischio di gara, alla successiva proposta di scissione per evitare il rischio che la depurazione industriale finisse anche lei nel bando «e in mano a Publiacqua», fino ad arrivare al parere del Conviri, la commissione di vigilanza ministeriale sulle risorse idriche, che il 12 aprile scorso ha inviato le risposte sui quesiti (quattro) posti mesi or sono dal Comune. Con una premessa, però, che Bernocchi ci tiene a fare: «Affronto la questione Gida dopo molto mesi di silenzio non perché ci sia da parte del Comune l'intenzione di riproporre la scissione societaria, su questo fronte il Comune è neutro perché le decisioni spettano all'assemblea dei soci». Forte invece la volontà di affermare che su diversi aspetto il Comune aveva ragione: «Perché - spiega Bernocchi - la commissione (Conviri ndr) esplicitamente richiesta su questo punto, non ha individuato alcun aspetto normativo o regolamentare che osti all'atto di scissione proprio perchè la depurazione industriale non rientra s nella gestione del servizio idrico integrato». Se i soci vorranno, quindi, potranno procedere. Bernocchi ha ripercorso velocemente le tappe legislative: «La legge Galli ha escluso fin da subito che gli impianti di depurazione industriale rientrassero tra quelli del ciclo integrato delle acque. Con due conseguenze: la depurazione industriale non doveva essere affidata al gestore Ato ed era esclusa dalla gara che privatizzava il servizio. I problemi - ha aggiunto - sono sorti nel 2008 con una legge regionale (la numero 61 ndr) che ha ampliato il concetto di servizio idrico integrato ricomprendendo anche la depurazione industriale». Ci ha pensato il Conviri - secondo l'assessore - a fare definitvamente chiarezza. «Affermando - ha continuato - che l'attività di depurazione industriale non rientra nel servizio integrato, indipendentemente dall'assetto societario e che quindi nessun potere ordinatorio o regolatorio può essere riconosciuto all'Ato in ordine alle decisioni di carattere societario». C.O.
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