Sicurezza
Creaf, tanti soldi nessun risultato
Cri. Or.
La denuncia della commissione Controllo e garanzia: «Troppe irregolarità»
4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Ventidue milioni, ad oggi, investiti sul Creaf. Sulla carta il futuro centro di sperimentazione e alta tecnologia pratese, la cui attività avrebbe dovuto partire nel 2008 (sulla base della delibera provinciale attraverso la quale si creò la società) ma che, nonostante il collaudo in atto, non è ancora finito: ci sono i muri, ci sono le porte, mancano l'elettricità, il riscaldamento, i mobili e quanto altro. Ed è proprio sul futuro di quella che qualcuno già chiama la "cattedrale nel deserto" di via Galcianese, costata un'enormità: 8 milioni 450mila euro l'acquisto dell'immobile dalla Viscotex, 11 milioni di finanziamenti pubblici, 22 spesi in totale con un incremento del 30% sui 17 previsti, che si stanno addensando nubi nere. I cinque membri della commissione provinciale di controllo e garanzia, - presidente Riccardo Bini, Fli, commissari Simone Barni, Pd, Luca Roti, Pd Francesco Mugnaioni, Pdl e Mario Tognocchi, Idv, - in maniera del tutto trasversale e dopo sei mesi di indagini sulle procedure e sui finanziamenti ottenuti dal Centro, hanno elaborato un documento che sarà inviato al presidente Lamberto Gestri, al presidente del Creaf Luca Rinfreschi, ai sindaci revisori della società e della Provincia nel quale si chiede di «porre in essere ogni atto utile e necessario alla salvaguardia degli interessi dell'amministrazione previa verifica della regolarità delle procedure espletate e del rispetto della finalità dei finanziamenti pubblici erogati a sostegno del progetto». Insomma di andare a verifica sostanziale di procedure, spese, finalità dal 2003 - quando iniziò il "balletto" di delibere e determine - fino a oggi. «Perché - spiega Riccardo Bini - sono numerose, secondo la commissione, le irregolarità rilevate nella procedura e altrettante le perplessità». Brutta storia, quella del Creaf. Anche attualmente. Perché la commissione tecnica del polo scientifico di Navacchio chiamata dalla Provincia su indicazione della Regione, a partecipare allo "start up" del Centro di ricerca pratese, dopo sopralluoghi e riunioni ha dato praticamente forfait sostenendo che la struttura, come incubatore di imprese - la destinazione scelta - - è inadeguata, troppo grande, e come spazi, soprattutto interni, sarebbe da rifare. Dubbi sono anche stati espressi sulla solidità finanziaria dell'operazione. E perché - altra tegola - il Centro ha l'obbligo, a partire dal primo gennaio di quest'anno, di pagare una penale di 500 euro al giorno alla Provincia, proprio a causa dei ritardi nella partenza dell'attività. Anche questa è una storia da raccontare. Nel 2005 quando fu approvato, con delibera, il cosiddetto "business plan" di Creaf, cioè l'attività che avrebbe dovuto svolgere, la Provincia deliberò anche di dare un finanziamento anticipato finalizzato all'avviamento. Un pacchetto di soldi di tutto rispetto: fino a 7 milioni e mezzo di euro dei quali 5 milioni e 900mila erogati. Il fatto è, però, che l'accordo prevedeva che se l'anticipo non fosse stato restituito entro il 2010 sarebbe scattata una penale a partire dal primo giorno del 2011. Si tratta, appunto, dei 500 euro al giorno, decorsi dal primo gennaio scorso, che in un anno danno un ammontare complessivo di 182mila 500 euro. Non pochi per una società non ancora operativa e di proprietà per l'80% della Provincia, il 10% del Comune e per il resto con piccole partecipazioni dei Comuni del territorio. Per saldare il debito i commissari ipotizzano la richiesta di un finanziamento. E si arriverebbe all'assurdo: la Provincia, proprietaria della società sarebbe costretta a chiedere soldi per risarcire se stessa. Ma le presunte irregolarità individuate dalla commissione partono da lontano. Fin dal 2003, dalla determina cioè nella quale si pubblicava l'avviso esplorativo per la ricerca dell'immobile. Vicenda complicata e con un piccolo giallo. Perché la determina dirigenziale, atto delegato ai dirigenti, appunto, e che non passa mai dal consiglio - hanno scoperto i commissari - è stata ridatata: dal marzo 2003 all'ottobre succesivo con la proposta del futuro vincitore (Viscotex) già arrivata. Procedura stravagante. «Che noi - hanno precisato i commissari - non siamo riusciti a capire». Altra questione che viene sottolineata nelle conclusioni dell'indagine è il capitolo relativo all'affidamento degli incarichi «di notevole importo» dati «in affidamento diretto - scrivono i commissari - in virtù di opinabili urgenze senza adire ai necessari bandi pubblici». Questione spinosa tanto che l'attuale presidente della Provincia pare abbia bloccato l'ultima tranche di pagamenti ad almeno due dei professionisti. Gli incarichi di progettazione vennero dati con la formula "snella" allo studio di Mario Gestri e Francesco Ballerini - responsbile dell'ordine dei geometri il primo, figlio dell'assessore al bilancio in Comune il secondo - per un importo complessivo pari 450mila euro. Altri 590mila sono andati alla direzione dei lavori - un società romana - individuata però attraverso un bando pubblico. «E' evidente - hanno concluso i commissari - che c'è materiale per approfondire». Che fine farà il centro molto dipenderà dalle scelte della Regione «che sul Creaf - dicono in Provincia - ci crede davvero».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
