Il Tirreno

Prato

Più fatturato, meno utili nel 2011

Ilenia Reali
L’imprenditore Leandro Gualtieri nel suo stand all’ultimo Pitti Filati
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L’imprenditore Leandro Gualtieri nel suo stand all’ultimo Pitti Filati

Per l'imprenditore Gualtieri l'anno è difficile: c'è lavoro ma i costi sono enormi

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 PRATO. Il periodo, al di là delle apparenze, è difficilissimo. Gli interessi confliggono: la filiera va salvata e le tariffe aumentate ma dall'altra parte i prezzi di vendita sono bloccati. I costi salgono e i margini si riducono con un problema in più: l'obbligo di conservare tutte le fasi produttive per guardare al futuro. L'imprenditore Leandro Gualtieri racconta questo momento. Strategico per il futuro del tessile a Prato.  Si dice che state cercando disperatamente filature.  «Stiamo cercando disperatamente filature sia cardate sia a pettine. Noi come tutti gli altri. Sono rimaste pochissime filature com'era prevedibile: abbiamo sacrificato pezzi interi di filiera e quindi ne paghiamo le conseguenze. Tra l'altro è molto difficile che qualcuno possa comprare un impianto, visto il costo dell'investimento e la redditività che garantiscono le attuali tariffe, e quindi noi committenti non potremo fare altro che difendere quelle che sono rimaste. Per le filature a pettine si può pensare di ricreare la fase all'interno delle nostre aziende mentre, per quelle cardate, che sono strategiche (come le rifinizioni e le tintorie) è impossibile aprirne di nuove. Quando sono chiuse non ci sono più. E quando ci mancheranno pezzi di filiera potremo chiudere anche tutti noi. Stiano attenti i colleghi dei tessuti: il problema filature ci sarà anche per le rifinizioni».  State parlando del problema in Unione industriale? Buttando giù delle strategie tutti insieme?  «Ora no. Ne abbiamo parlato in passato. Ora siamo concentrati sul trovare chi ci fa il lavoro. Individualmente».  Alla Filpucci come vi state organizzando?  «Per la fase di tintoria, come si sa, abbiamo fatto una fusione tra la Tintoria Lux e la Tintoria Fiorentina e abbiamo potenziato gli impianti. Abbiamo creato una roccatura interna, 5-6 anni fa, e un'aspatura. Recentemente abbiamo finanziato una gomitolatura: siamo entrati in società con un nostro fornitore portando i macchinari dentro i nostri stabilimenti e potenziando la produzione. Stiamo pensando di fare qualcosa anche per la fase di filatura. Ma non è facile. Per quanto riguarda il cardato non di fatto c'è altra scelta a quella di entrare con una partecipazione in un'azienda già esistente per potenziarla e sostenerla avendo in cambio un collaboratore di riferimento. Ci stiamo seriamente pensando».  Il lavoro però è tornato. E' tempo di investimenti.  «C'è grande euforia per il ritorno degli ordini ma anche tanta preoccupazione per l'aumento delle materie prime e la difficoltà a trovarle sul mercato. Trovare il cotone è difficile senza contare che dall'anno scorso è aumentato del 170% così come non si trovano alcuni tipi di lana. Stiamo prendendo in considerazione lane che prima non prendevamo neppure in considerazione. Lane ordinarie come le lane Italia. Del resto le lane fini non si trovano quasi più. Credo che questa mancanza di materie prime, dovuta secondo me all'aumento della domanda da parte di Cina, India e paesi asiatici in genere, cambierà anche i gusti dei consumatori che si riabitueranno a lane più pesanti».  C'è il rischio di perdere ordini per la mancanza delle materie prime?  «Gestire le aziende è complicatissimo in questa fase. Ora per esempio siamo indecisi sul da farsi: comprare ora le materie prime per la stagione invernale a prezzi altissimi per avere un po' di scorta o aspettare col rischio di non trovarle e che i prezzi aumentino ancora. Non trovare la materia prima significherebbe dover rinunciare agli ordini. Ancora non è accaduto ma per la prossima collezione il rischio c'è».  Materie prime a parte, si può dire che il 2011 sarà un buon anno.  «Nonostante tutto il lavoro che è arrivato, noi abbiamo potenziato i turni nel nostro reparto di filatura a pettine aumentando i turni e in agosto chiuderemo 15 giorni anziché un mese, sappiamo che aumenteremo sì i fatturati ma i margini saranno inferiori a quelli dell'anno scorso. Insomma abbiamo la sensazione che tra dollaro sfavorevole, materie prime e tariffe un pò più alte che, legittimamente, i terzisti chiedono non rientreremo nei costi. Insomma il rischio è di correre per rimanere con niente. Ed è questo il motivo per cui aumentare le tariffe ai terzisti anche se è giusto è molto difficile. Siamo schiacciati dai prezzi di vendita, imposti dalla concorrenza internazionale, e i costi. C'è ripresa ma me lo lasci dire, non è un bel periodo. C'è poco da stare molto attenti e ben concentrati».

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