Sicurezza
Azienda distrutta da un incendio
Ilenia Reali
Prima è stata sfondata la parete esterna: si sospetta il dolo
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. C'è un buco sulla parete esterna della fabbrica, fatto con ogni probabilità con un piccone, su cui è concentrata l'attenzione degli inquirenti. E' intorno a quella grande apertura di cui i titolari dell'azienda di tendaggi, tappeti e import export, Fratelli Carillo spa, non sanno dare una spiegazione che ruota l'ipotesi, molto accreditata, che l'incendio che ha distrutto il magazzino all'ingrosso di via Cava nella notte tra sabato e domenica possa essere doloso. Quella voragine, da cui può passare tranquillamente un uomo, fa pensare che è stata utilizzata per entrare all'interno del capannone e appiccare il fuoco. Fiamme, che nel giro di pochi minuti, hanno devastato tutto facendo crollare completamente la copertura e minacciato seriamente, durante la notte, le aziende adiacenti, la Magniflex e l'Eurospin che alla fine grazie all'intervento dei vigili del fuoco non hanno riportato danni.
L'allarme è scattato alle 4,25 di notte. A darlo è stato un metronotte che stava controllando la zona. Tre, forse cinque minuti, è già erano arrivate sul posto le autobotti della vicina caserma dei vigili del fuoco. L'incendio aveva già mangiato la gran parte del magazzino e le fiamme altissime illuminavano la notte pratese. Fiamme che si sono sprigionate velocemente per il contenuto altamente infiammabile custodito nell'azienda ma che fanno anche pensare all'ipotesi, tutta da verificare, che possa essere stato utilizzato del liquido infiammabile o che comunque - in caso di accertamento del dolo - l'incendio sia stato appiccato in più punti. Sul posto comunque ieri, oltre all'evidente buco, non è stato trovato niente. Niente taniche, niente micce, niente che possa aiutare gli inquirenti, i carabinieri coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Ledda, nell'indagine. Si spera che dal sopralluogo, previsto per oggi dai vigili del fuoco, emergano nuovi elementi. Non sarà facile dal momento che il crollo del tetto ha sommerso tutto.
Le ipotesi al vaglio sono diverse: i carabinieri del comando provinciale non escludono alcuna pista, dall'atto vandalico a una vendetta. La società, l'azienda dovrebbe essere coperta da assicurazione, amministrata da Michele Carrillo ha la sede legale a San Giuseppe Vesuviano, comune del napoletano di cui sono originari i titolari e luogo dove al momento in cui è scoppiato l'incendio si travavano. Tra le piste al vaglio c'è anche un'eventuale ritorsione per affari che i soci hanno in Campania. Lì sono titolari di un'azienda di costruzioni. E' una pista obbligata e non suffragata al momento da elementi particolari anche perché Giuseppe Carillo, socio sia dell'azienda pratese sia di quella di costruzioni, contattato a telefono esclude di aver mai avuto minacce. «Ci piacerebbe anche a noi capire cos'è successo», commenta da Prato dove è arrivato ieri mattina presto dopo che ha saputo dell'incendio. Alla domanda su eventuali collegamenti o ritorsioni collegate agli affari nel paese di origine, risponde negando di aver avuto di avere questioni aperte. Rimane però quello strano buco che può avere più significati: il tentativo di eludere un eventuale allarme, la volontà di lasciare una traccia piuttosto evidente sul fatto che l'incendio sia doloso o l'esigenza di portar via qualcosa attraverso quel varco che non era sicuro far passare dalla porta. Tutte ipotesi che non potranno però che trovare risposta dopo un'attenta indagine. Intanto il magazzino, dopo che i vigili del fuoco hanno lavorato per ben 13 ore di seguito per bonificare l'area, è stato posto sotto sequestro. Ingentissimi, e ancora da calcolare, i danni.
L'allarme è scattato alle 4,25 di notte. A darlo è stato un metronotte che stava controllando la zona. Tre, forse cinque minuti, è già erano arrivate sul posto le autobotti della vicina caserma dei vigili del fuoco. L'incendio aveva già mangiato la gran parte del magazzino e le fiamme altissime illuminavano la notte pratese. Fiamme che si sono sprigionate velocemente per il contenuto altamente infiammabile custodito nell'azienda ma che fanno anche pensare all'ipotesi, tutta da verificare, che possa essere stato utilizzato del liquido infiammabile o che comunque - in caso di accertamento del dolo - l'incendio sia stato appiccato in più punti. Sul posto comunque ieri, oltre all'evidente buco, non è stato trovato niente. Niente taniche, niente micce, niente che possa aiutare gli inquirenti, i carabinieri coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Ledda, nell'indagine. Si spera che dal sopralluogo, previsto per oggi dai vigili del fuoco, emergano nuovi elementi. Non sarà facile dal momento che il crollo del tetto ha sommerso tutto.
Le ipotesi al vaglio sono diverse: i carabinieri del comando provinciale non escludono alcuna pista, dall'atto vandalico a una vendetta. La società, l'azienda dovrebbe essere coperta da assicurazione, amministrata da Michele Carrillo ha la sede legale a San Giuseppe Vesuviano, comune del napoletano di cui sono originari i titolari e luogo dove al momento in cui è scoppiato l'incendio si travavano. Tra le piste al vaglio c'è anche un'eventuale ritorsione per affari che i soci hanno in Campania. Lì sono titolari di un'azienda di costruzioni. E' una pista obbligata e non suffragata al momento da elementi particolari anche perché Giuseppe Carillo, socio sia dell'azienda pratese sia di quella di costruzioni, contattato a telefono esclude di aver mai avuto minacce. «Ci piacerebbe anche a noi capire cos'è successo», commenta da Prato dove è arrivato ieri mattina presto dopo che ha saputo dell'incendio. Alla domanda su eventuali collegamenti o ritorsioni collegate agli affari nel paese di origine, risponde negando di aver avuto di avere questioni aperte. Rimane però quello strano buco che può avere più significati: il tentativo di eludere un eventuale allarme, la volontà di lasciare una traccia piuttosto evidente sul fatto che l'incendio sia doloso o l'esigenza di portar via qualcosa attraverso quel varco che non era sicuro far passare dalla porta. Tutte ipotesi che non potranno però che trovare risposta dopo un'attenta indagine. Intanto il magazzino, dopo che i vigili del fuoco hanno lavorato per ben 13 ore di seguito per bonificare l'area, è stato posto sotto sequestro. Ingentissimi, e ancora da calcolare, i danni.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
