Finanza
CENNI CONTRO IL PIT
«Scenderò in trincea»
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PRATO. «No al congelamento di 800 ettari in punti strategici della città con la variante al Pit». In difesa della posizione del Comune, compatti gli Ordini professionali di architetti, ingegneri e geometri. «Se il Parco della Piana deve essere solo un laccio per Prato e il mezzo col quale combattere battaglie politiche o affermare nuovi interessi fiorentini, sono pronto a calarmi l'elmetto sulla testa e ad andare in trincea. Gli 800 ettari di terreni, in vari e precisi punti strategici, che sono stati indebitamente congelati con la variante al Pit, devono rimanere nelle disponibilità della città». Il sindaco Roberto Cenni ha parlato senza mezzi termini, ieri sera, dal palco del teatro Metastasio che ha ospitato l'undicesimo appuntamento con "Prato incontra", dedicata ad uno dei temi di più stretta attualità: la variante del Pit della Regione. Ad affiancare il sindaco, sono stati protagonisti di "Prato incontra" anche l'assessore all'Urbanistica Gianni Cenni, il dirigente del Servizio urbanistica del Comune Francesco Caporaso, l'architetto e docente dell'Università di Firenze Gianfranco Gorelli, i presidente degli Ordini degli architetti Luigi Scrima, degli ingegneri Paolo Spinelli, dei geometri Mario Gestri. Moderatore Daniele Magrini, direttore di Toscana Tv. «Che una giunta regionale - ha attaccato Cenni - possa intervenire così pesantemente sul destino urbanistico della città, mi sembra una follia». E poi ha calato l'asso: «La mia giunta - ha proseguito - la prossima settimana, approverà la delibera che prevede la realizzazione del "sistema parchi" e si riapproprierà così di quei duemila ettari concordati con la Regione che, sommati ai 1.400 del Monferrato e ai 1.100 della Calvana, possono disegnare un percorso integrato di aree a verde strutturato intorno alla città. Questa non è una ritorsione, ma è un'operazione nell'interesse, legittimo, di Prato e dei pratesi». Ed ha proseguito: «Quegli 800 ettari servono a Prato, ma non per una edificazione selvaggia come qualcuno insinua, bensì per opere di perequazione che interessano non più di 60 ettari - ha concluso - in sostanza servono per spostare aree coperte che intendiamo eliminare dalle zone che risultano soffogate dal cemento. Nelle nostre intenzioni, il Macrolotto 0 avrà in futuro il 50 per cento in meno di aree coperte, ma è chiaro che per arrivare a questo, il Comune deve garantire alternative per gli spostamenti e i trasferimenti».
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