Il Tirreno

Prato

I cinesi nel business religioso

Le confezioni dei rosari destinati a una ditta di Prato
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Le confezioni dei rosari destinati a una ditta di Prato

Bloccati rosari profumati destinati a Prato

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 PRATO. I cinesi si sono buttati nel business della beatificazione. Erano pronti a invadere le bancarelle romane, nei dintorni del Vaticano, con migliaia di rosari profumati made in China ma con la scritta "Italy Roma" che avrebbe fatto pensare a una produzione nazionale. Per questo la guardia di finanza e la Dogana di Ancona hanno sequestrato nel porto dorico un carico di rosari destinati a una ditta cinese con sede a Prato.  Si tratta di 480 confezioni per un totale di 10.080 rosari per un valore stimato di 50.000 euro (ma che avrebbero fruttato il doppio se venduti al dettaglio). Su un lato c'è l'immagine di papa Benedetto XVI, sull'altra quella di una rosa rossa. I rosari sono realizzati con un legno che emana, per l'appunto, un odore di rosa. Nel container controllato dalla Finanza c'erano anche capi d'abbigliamento, prodotti plastici e minuterie, ma sono stati i rosari ad attirare l'attenzione dei finanzieri, soprattutto per quella scritta in evidenza "Italy Roma" che poteva trarre in inganno l'acquirente sulla provenienza.  Il nome dell'azienda unipersonale gestita da un cinese a Prato, cui era destinata la merce, non è stato reso noto, ma la Finanza ritiene che da Prato i rosari sarebbero stati presto inviati a Roma per essere destinati al proficuo mercato del turismo religioso nella capitale, che toccherà il suo massimo in occasione delle feste pasquali e soprattutto della cerimonia di beatificazione di papa Giovanni Paolo II, prevista per il 1º maggio.  Il destinatario dei rosari è stato denunciato per aver fornito false indicazioni ai consumatori.

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