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Prato

La Cgil frena: «E’ un “rimbalzo”. Bisogna guardare il dato negativo precedente»

Decolla il lavoro stabile

Ba.Bu.
Lavoratori al Centro per l’impiego
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Lavoratori al Centro per l’impiego

Più 24% di contratti a tempo indeterminato

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 PRATO. La precarità dilaga in tutta la Toscana tranne che a Prato, l'unica provincia della regione dove si registra una crescita dei contratti a tempo indeterminato (+24%). Questo lo scenario che emerge dal secondo rapporto sull'economia regionale realizzato da Ires Toscana con Cgil e Fisac, che ha fotografato il mercato del lavoro della Toscana tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011.  Mentre gli avviamenti al lavoro nel quarto trimestre 2010 sull'ultimo del 2009 segnalano una variazione negativa del -8,6%, la città laniera sembra andare in un'altra direzione. Qui, infatti, si registra un'inversione di tendenza rispetto ai trimestri precedenti: le persone avviate al lavoro sono aumentate facendo rilevare una variazione del +9%. Balza agli occhi che gli avviamenti a tempo indeterminato sono saliti del 24% (complessivamente in tutta la Provincia a fine 2010 si contano 700 rapporti di lavoro a tempo indeterminato in più rispetto allo stesso periodo del 2009).  Se a Prato il dato riflette in gran parte la ripresa del lavoro segnata soprattutto dal recupero della produzione industriale del distretto, nel resto della Toscana il quadro della situazione è meno roseo. Oltre agli avviamenti, nel quarto trimestre dell'anno scorso sono scesi del 32,1% anche i contratti a tempo indeterminato (12.553 su quasi 150mila). Parallelamente, si assiste al dilagare di lavori a progetto (+65,2%, cioè 19.425 unità) e tirocini (+49,1%,ovvero 3.784 unità); e a un calo di contratti a tempo determinato (-25,4%, 61.430 unità). Altro dato importante a livello regionale riguarda sempre i tirocini: su 14.757 rapporti attivati, solo in 96 casi si è avuta una trasformazione in contratto stabile. Secondo Daniele Quiriconi della segreteria Cgil Toscana «i distretti che hanno sofferto di più, come Prato e Arezzo, sono quelli che rimbalzano in modo più sostanziale», ha detto per spiegare la migliore performance del mercato del lavoro pratese rispetto alle altre province. «Da qualche mese - ha osservato - la domanda sta in alcuni casi superando l'offerta e le imprese hanno ricominciato a contendersi la manodopera. Questo perché la crisi del sistema produttivo ha determinato nel tempo una selezione delle aziende e l'estromissione di tanti lavoratori dal mercato. Tuttavia, serve prudenza nel parlare di ripresa duratura, non sappiamo quanto sia ancora fragile il sistema produttivo. E' evidente però che gli imprenditori pratesi stanno dimostrando di aver ritrovato fiducia nel futuro».  Cosa che ancora gli istituti di credito stentano a fare. Lo rilevano i dati del rapporto Ires-Cgil mostrando una situazione omogenea in tutte le province che raddoppiano le sofferenze bancarie (cioè i prestiti la cui riscossione non è certa)con Prato quasi in testa a +155%.

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