Attenzione
Aumentano i costi per le rifinizioni
Più 18% per la fognatura e 2,7% per il personale. Allarme degli industriali
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PRATO. Non c'è pace per la filiera tessile. Nuovi duri colpi stanno per aggredire una delle fasi più in difficoltà del distretto: le rifinizioni e le tintorie. I margini che la ripresina di questi mesi potevano aiutare il comparto rischiano di essere compromessi dagli aumenti dei costi. Una situazione che fa lanciare l'allarme sull'impossibilità di un ricambio generazionale. Il 2011 ha segnato una ripresa del lavoro, dando un po' di respiro ad un comparto la cui rigidità strutturale di costi ha comportato una pesante esposizione agli effetti della crisi: ma il problema margini rimane tutto, ed anzi rischia di aggravarsi. Quest'anno il costo del lavoro segnerà un aumento del 2,74%, ed è un aggravio notevole visto che questa voce rappresenta circa il 40% sul totale dei costi aziendali nel comparto. E come se non bastasse la tariffa di fognatura aumenterà del 18,8 per cento, passando da 32 a 38 centesimi al metro cubo di acqua di scarico. Energia e gas invece sono di fatto bloccati per chi aderisce ai Consorzi Prato Energia e Prato Gas o ai relativi gruppi di acquisto, oppure ad altre strutture organizzate che hanno stipulato contratti a prezzo fisso o comunque a condizioni vantaggiose. Uno stop che vale non necessariamente fino alla fine dell'anno, in funzione dei diversi termini di scadenza dei contratti in essere: il problema si porrà in ogni caso con i rinnovi contrattuali, che prospettano un 2012 con incrementi per energia e gas dell'ordine del 20, addirittura del 30 per cento. «Occorre che il mercato si ponga in condizione di poter assorbire questi aumenti, che non debbono ricadere interamente sul nostro segmento - commenta il presidente della sezione nobilitazione dell'Unione industriale Pratese Adriano Bellu -. La nostra marginalità è già all'osso, quando non ha il segno meno. Non ci possiamo permettere ulteriori arretramenti; anzi occorre che la nostra attività divenga più remunerativa per consentire investimenti e per attirare nuove forze imprenditoriali». E come nel resto delle aziende terziste del distretto c'è il problema del ricambio generazionale: i giovani si tengono ben alla larga da queste attività produttive, poco remunerative e ad alto rischio. «Anche per il nostro comparto infatti - è il commento di Bellu - si va profilando un quadro in cui il ricambio generazionale è difficile e la creazione di nuove imprese da parte di giovani è quasi impensabile: chi vorrebbe imbarcarsi in imprese che guadagnano poco o nulla? Eppure senza rifinizioni e tintorie il distretto non esisterebbe più». E' sufficiente dare un'occhiata alle rifinizioni e tintorie più rappresentative del distretto per rendersi conto che pochi sono i giovani che continuano le attività dei loro padri. Certo ci sono delle eccezioni ma perlopiù si tratta di imprenditori quarantenni che sono entrati nelle aziende di famiglia da almeno 15-20 anni fa quando il panorama del tessile era completamente diverso rispetto a quello di oggi.
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