Sicurezza
Incagliato il "tesoretto" di Gida
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L’impianto di depurazione della Gida: in ballo c’è l’utilizzo di un tesoretto di 19 milioni di euroPer fogne e termovalorizzatore 19 milioni residuo di due accordi di programma
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PRATO. E' il piccolo "tesoro" di Gida. Un "pacchetto" di 18-19 milioni di euro che per essere utilizzato, per dirla con le parole del presidente degli industriali Riccardo Marini «ha bisogno che ci si rimetta a sedere attorno a un tavolo per fare delle scelte e una volta prese le decisini si proceda senza sosta». Di che si tratta è presto detto. Sono i soldi rimasti o mai spesi di due successivi accordi di programma, il primo del 2004, il secondo del 2006, stipulati tra ministero dell'Ambiente, Regione, enti locali e industriali, serviti a far diventare Gida quel colosso della depurazione che è e a buttare i semi di altri due progetti, giudicati da Marini fondamentali, ma rimasti per ora sulla carta. Si tratta della fognatura industriale separata e la revisione dell'inceneritore di vecchissima generazione che da venticinque anni brucia i fanghi derivati dalla depurazione e che, dopo revisioni e manutenzioni costosissime, avrebbe necessità urgente, secondo i tecnici, di un sostanziale ammodernamento. «Realizzare finalmente il termovalorizzatore previsto fin dal 2004 - è l'opinione di Marini - rappresenterebbe per tutti un vantaggio in più». Storia complessa, anche quella degli accordi di programma. Col primo lotto - attraverso il quale a Gida arrivarono 30 milioni di euro - venne migliorata la depurazione, si rafforzò l'acquedotto industriale sia in fase di produzione che di distribuzione e si avviò una sperimentazione per ottenere l'abbattimento della presenza di sostanze pericolose con la realizzazione di un pianto di fitodepurazione. Che non si fece mai per due motivi: perché si verificò che grazie agli investimenti sulla depurazione e al divieto di utilizzare sostanze particolarmente inquinamenti - i nolifenoli - nel ciclo produttivo, l'impianto sarebbe alla fine risultato superfluo. Nello stesso accordo si buttarono i germi, appunto, di altre due opere: il termovalorizzatore con il recupero di energia e la fognatura industriale. Risultato: dei 30 milioni iniziali, nel caveau di Gida ne rimasero 15. Nel 2006 il nuovo accordo di programma perfezionò il progetto della fognatura industriale separata. Avrebbero dovuto arrivare 40 milioni ma se ne trovarono appena 4 o 5. E la macchina si fermò. Fino al 2009 quando gli industriali dettero prima la disponibilità poi avviarono le carte, per realizzare in proprio la fognatura separata per le imprese di Prato e Montemurlo (18 milioni di euro). E liberando così quei 15 milioni di euro bloccati dal 2004. Note le vicende successive di Gida: il rischio gara che ha paralizzato gli investimenti, il progetto di scindere la spa in due società gemelle, il parere definitivo del Coviri che ha escluso Gida dagli impianti gestiti dal servizio idrico integrato "salvandola" così dalla gara. E' a questo punto - vicissitudine dimenticate - che gli accordi di programma potrebbero ripartire «ma per farlo - spiega Marini - devono essere ripristinati dagli stessi firmatari del 2004 e del 2006. E spero che accada il prima possibile». Con una certezza in più: un "tesoretto" di circa 19 milioni a disposizione (15 del 2004, 5 del 2006). Dieci sono già stati impegnati per la realizzazione delle fogne a servizio delle imprese delle Valbisenzio. Nove potrebbero essere investiti nella realizzazione del termovalorizatore che sostituirebbe l'inceneritore. Rappresenterebbero solo una prima tranche, perché l'impianto non costerebbe meno di 13 milioni.
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