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Prato

 PRATO. Eccolo l'effetto imbuto è arrivato. Le filature cardate sono piene di ...

Ilenia Reali

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 PRATO. Eccolo l'effetto imbuto è arrivato. Le filature cardate sono piene di lavoro. E nonostante si lavori anche di domenica, perlopiù in nero e senza accordi con i sindacati, in tantissime aziende non si riesce a far fronte a tutti gli ordini. Non sono pochi gli imprenditori, che non ufficialmente, ammettono di tenere accese le macchine anche nei giorni festivi e la domenica. Le luci delle filature sono accese anche la notte, i turni a ciclo continuo sono tornati, per sfruttare al massimo gli impianti ma senza gli investimenti necessari a rimpinguare le attrezzature della prima fase della filiera tessile la "ripresina" ha mandato in tilt il sistema. I tempi di consegna si sono allungati e il rischio è che alcuni lanifici non riescano a dare risposte in tempi veloci ai propri clienti. E non si sta certo parlando di un boom di lavoro ma di una fase che negli ultimi 10 anni ha visto il numero delle aziende ridursi sensibilmente tanto che adesso non sono capaci di avere la capacità produttiva necessaria.  «Ci sono molte meno filature di un tempo - spiega Vincenzo Cangioli, vice presidente dell'Unione industriale - e gli impianti sono molto costosi per cui oggi se i lanifici non hanno avuto rapporti corretti con i propri fornitori fanno difficoltà a trovare filature disponibili a lavorare. Non trovo corretto che ora i lanificio si lamentino del numero basso di filature. Chi ha chiuso gli occhi davanti alla perdita di importanti pezzi di filiera come le filature, e come ora accade per le rifinizione, ne paga le conseguenze. I filatori hanno fatto accordi con i lanifici che hanno garantito loro tariffe giuste e lavoro nei momenti più difficili e oggi sono queste trattative normali del mercato che fanno decidere a chi si fanno gli ordini e a chi no. Lo trovo giustissimo».  Cangioli è concorde con quanto detto dal presidente di Smi Michele Tronconi nei giorni scorsi al Tirreno su un ritorno al valore delle filiere «a chilometro zero». «E' necessario prendersi cura del rapporto di lavoro con i propri fornitori - commenta - ed è compito di chi sta a valle di avere rapporti corretti con chi sta a monte ed è più debole. I terzisti sono un valore delle nostre aziende, i lanifici, perché senza di loro non possiamo riuscire ad essere competitivi sul mercato».  Insomma chi a mal seminato oggi non raccoglie frutti.  E l'Unione cosa sta facendo? «L'Unione industriale - risponde Cangioli - ha un ruolo di rappresentanza ma non di mediazione nei rapporti commerciali. Non si possono dettare le tariffe perché è vietato per legge e comunnque è un compito che spetta al mercato. Chi non vede cosa sta facendo l'Unione per i terzisti non vuol vederlo. Più volte abbiamo mandato messaggi ai lanifici di comportarsi correttamente con le altre fasi della filiera. E poi c'è un accordo che è stato sottovalutato con le banche e l'assicurazione crediti della Siac per rendere possibile questa prassi anche per loro. Un accordo che limita i rischi per i mancati pagamenti e consente un rapporto più proficuo con gli istituti di credito».

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