Il Tirreno

Prato

A rischio l'ordinanza anti-prostituzione e i sequestri dei blitz

Maria Lardara
A rischio l'ordinanza anti-prostituzione e i sequestri dei blitz

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PRATO. Quell'ordinanza non s'ha da fare. Perché non sussistono la «contingibilità e urgenza». Perché «anche fuori dai casi di contigibilità e urgenza», come stabiliva la legge 125 voluta dal ministro Maroni sulla sicurezza pubblica (agosto 2008), il sindaco-sceriffo sarebbe ora costretto a deporre le armi. Tradotto: alcune ordinanze potrebbero avere i giorni contati e risultare a rischio, per effetto della sentenza 115 della Corte costituzionale. Il peccato di "illegittimità", alla luce del pronunciamento della Corte suprema, a Prato lo si sarebbe commesso per due tipi di ordinanze, a sentire sia l'assessore Aldo Milone che il consigliere comunale Pd Simone Mangani (ma per alcuni esperti di diritto amministrativo, da rivedere sarebbe anche quella sull'inagibilità dei capannoni posti sotto sequestro): quella anti-prostituzione dell'aprile 2009 (giunta Romagnoli), di fatto divenuta a carattere permanente e ancora in vigore, e quella che vieta la vendita e somministrazione di alcolici nel triangolo "nigeriano" di via Magnolfi, via Pier Cironi e via S. Giorgio.

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