Il Tirreno

Prato

La crisi si prova a batterla da soli

Gli stand di una fiera del tessile
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Gli stand di una fiera del tessile

Disaffezione per le associazioni. Incontro all'Unione per riavvicinare i soci

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PRATO. La crisi non è solo del tessile ma è anche della rappresentanza. A Prato come altrove. Le voci che cantano fuori dal coro si moltiplicano e anziché la volontà di fare squadra c'è una tendenza a portare avanti percorsi da soli. E non in gruppo. Di questo disagio soffre l'Unione industriale. Soffrono i sindacati. La crisi economica ha il suo peso anche se va a colpire in modo diverso le associazioni. La sensazione è che ci sia una tendenza a non condividere con chi ha le stesse difficoltà, idee, disagi, prospettive future. E a un appello di unione per sostenere le esigenze del distretto si risponde invece con una frammentazione (non delle istituzioni ma dei singoli) dei comportamenti.  All'Unione industriale ieri c'è stato un incontro tra staff di presidenza e presidenti delle singole sezioni. All'ordine del giorno anche una discussione su come avvicinare di più i soci alle attività del Palazzo. Ogni presidente dovrà affrontare l'argomento con i suoi in modo da far venir fuori proposte, idee e anche malumori. Sulla scrivania del presidente ci sono un paio di revoche di aziende importanti e i mal di pancia sono evidenti tra svariati imprenditori anche di peso.  Il presidente Riccardo Marini non vuol parlare dell'argomento come se fosse eccezionale ma inserirlo in un contesto di gestione ordinaria. «Sempre - risponde - ci interroghiamo su cosa possiamo fare meglio per i nostri soci».  Alcuni terzisti scalpitano dopo che il lavoro della commissione creata ad hoc ha prodotto un "no" all'unificazione delle loro sezioni per mancanza di una volontà favorevole condivisa. «Le attività a sostegno dei terzisti - risponde Marini - ci sono e ci saranno. L'interesse a sostenere la filiera è di tutti e per fare un esempio abbiamo fatto un accordo con la Siac per assicurare anche i terzisti in modo che non rimangano strangolati da chiusure e fallimenti».  Insomma per il presidente il dibattito c'è sempre stato e c'è ancora. Eppure sempre più spesso gli industriali, anche se non pubblicamente, lamentano di non sentirsi abbastanza rappresentati nelle loro istanze ed esigenze. E non può essere un caso che proliferano i consulenti del lavoro.  Anche al sindacato non si parla di situazione straordinaria.  «Il 60% delle istanze portate all'Ispettorato del lavoro - sottolinea Alessandro Fabbrizi, segretario organizzativo della Cgil - sono nostre e quindi non si può parlare di una prevalenza di percorsi individuali. Certo abbiamo una perdita di iscritti, per noi si parla del 3%, ma secondo noi sono da ricondurre alla perdita di posti di lavoro continua. Le nostre iniziative, del resto, hanno un riscontro».  Anche tra i lavoratori si sentono spesso parole di disaffezione per il sindacato. Miope non vederlo. «Dobbiamo lavorare - commenta Fabbrizi - per trovare più rapporti con tutto un mondo: quello dei precari, dei lavoratori interinali, di quelli a progetto. Qui c'è un vuoto legislativo, tante sono le nostre proposte per trovare forme di tutela per questi lavoratori nei momenti di interruzione tra un contratto e l'altro».

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