Il Tirreno

Prato

Il vescovo apre la porta ai profughi

Giovanni Ciattini
A sinistra il vescovo Simoni, sopra immigrati a Lampedusa
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A sinistra il vescovo Simoni, sopra immigrati a Lampedusa

La Diocesi offre la propria disponibilità, il Comune resta contrario

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PRATO. Il Comune chiude la porta ai profughi («Abbiamo la città piena di stranieri di tutte le etnie, i pratesi non capirebbero» spiega l'assessore all'immigrazione Giorgio Silli), il vescovo Gastone Simoni la riapre dando la disponibilità della Diocesi di Prato e di alcuni gruppi del volontariato ad accogliere temporaneamente un piccolo numero di profughi provenienti dalla zone di guerra e di carestia dell'Africa. Il vescovo pensa a famiglie, mamme e bambini.

«La nostra Chiesa - ha detto il vescovo - non può chiudere il cuore, e neppure Prato può chiuderlo, di fronte alle tragedie di tanta povera gente». Nel timore che questo gesto possa essere messo in contrasto con l'atteggiamento di chiusura sostenuto dall'amministrazione comunale di centrodestra (Prato è l'unica provincia toscana esclusa dal progetto di accoglienza dei profughi) la Diocesi si è premurata però di ribadire che «l'unico movente di questa iniziativa del vescovo è la pietà cristiana, unita in ogni modo alla consapevolezza della fattibilità di quest'opera d'accoglienza cordiale, ben organizzata, limitata nel tempo e compiuta in collaborazione con le istituzioni».

E che ci sia proprio la volontà di non incrinare i rapporti con la giunta Cenni lo testimoniano le ripetute telefonate intercorse tra mercoledì sera e giovedì mattina tra il vescovo Simoni e l'assessore Silli.  «Ho spiegato al vescovo - chiarisce l'assessore Silli - che gli status di profugo e di richiedente asilo politico prevedono competenze specifiche. E queste spettano in primo luogo al ministero dell'Interno e quindi al Comune. E' quindi necessario che vi sia un'intesa fra le istituzioni, fermo restando che al momento la posizione dell'amministrazione comunale non si è modificata rispetto ai giorni scorsi».

I concetti essenzialmente sono due: Prato è già comune capofila di un progetto di accoglienza che interessa 45 profughi ma che esula dalle recenti migrazioni di massa dai Paesi in guerra del Nordafrica. Prato ha un'altissima densità di cittadini stranieri, cinesi in primis, che creano non pochi problemi nei processi d'integrazione. Aggiungere altre situazioni problematiche potrebbe innescare meccanismi poi difficilmente controllabili.  L'assessore Silli ripete, dunque la propria contrarietà ad accogliere profughi.

«Credo sia un errore decidere sull'onda emotiva - commenta - anche se andrebbero ricordati i pareri negativi espressi da don Santino Brunetti e dalla Caritas che ritenevano non vi fossero strutture idonee all'accoglienza. Il Comune comunque non si tira fuori, la competenza resta nostra. La situazione è in evoluzione e non è possibile sapere che cosa potrà accadere nelle prossime ore, nei prossimi giorni. Sarebbe tuttavia meglio che l'ospitalità non toccasse il territorio pratese».

Oggi pomeriggio, intanto, si svolgerà un incontro di aggiornamento sull'emergenza profughi («Ma perché l'ha promosso la Provincia - ha sbottato Silli - è un'invasione di campo, non ha competenze né sugli immigrati né sui profughi»). Il presidente Gestri e l'assessore alle Politiche sociali Loredana Ferrara hanno invitato i sindaci di tutti i Comuni, il direttore generale della Asl 4 Bruno Cravedi e il direttore della Caritas diocesana.

Nel corso dell'incontro saranno valutati quali potrebbero essere gli eventuali interventi nel territorio pratese qualora fossero richieste ulteriori iniziative di supporto e di ospitalità (i bambini all'istituto di S. Rita).  In attesa di capire se e come la proposta della Diocesi potrà concretizzarsi il vescovo Simoni ha promosso per domenica alle 19 in cattedrale una messa in suffragio di tutti i morti «uccisi nelle guerre in corso e durante i moti rivoluzionari avvenuti in quest'ultimi mesi e per le centinaia di persone affogate nel mar Mediterraneo». E per queste vittime domenica si pregherà, su disposizione del vescovo, anche in ogni chiesa della Diocesi.

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