Proteste
Il cinema trova casa a Prato
Maria Lardara
◗
Un set in piazza Duomo per il film Cenci in Cina Al macrolotto una base produttiva per i film girati in Toscana
3 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Ciak, si gira in terra toscana. Destinazione Cineporto, a Prato. E ci si potrà mettere in fila per un autografo del regista preferito. L'industria cinematografica della Toscana, la stessa che nel 2009 ha fatto guadagnare oltre 14 milioni di euro secondo i dati di Fondazione Sistema Toscana, troverà casa forse al Macrolotto. Per le troupe in trasferta che scelgono come set la Toscana, questo significherà avere un punto d'appoggio con uffici di produzione, sartorie, laboratori, sale casting e per il "trucco e parrucco". E per Prato, che potrà farsi pagare fior di quattrini per questi servizi di logistica, potrà essere l'occasione diversificare finalmente dal tessile: l'idea è di creare nuovi posti di lavoro intorno al Cineporto, utilizzando maestranze pratesi legate al mondo dell'artigianato. Il sogno di realizzare una Cinecittà toscana a Prato costerà per ora 120.000 euro: sono i primi soldi messi a preventivo nel bilancio 2011 della Provincia. Il resto toccherà alla Camera di commercio per coprire le spese derivanti dalle attrezzature. «E' un esempio di come si possa coniugare cultura e sviluppo economico: non si capisce come si possa muovere obiezioni di principio», sottolinea il presidente Lamberto Gestri, soffermandosi sulle polemiche sollevate nei giorni scorsi dall'opposizione. Lo scheletro di quella che diventerà la casa regionale del cinema probabilmente esiste già. «L'ideale sarebbe un migliaio di metri quadri con piazzale, nelle vicinanze dell'autostrada. I tempi sono stretti - fa sapere Nesi - e nel giro di pochi mesi faremo nascere la struttura. Non sarà la creazione di un carrozzone, ma di servizi che faremo pagare a chi utilizzerà il Cineporto». E la domanda, in questo settore, abbonda. Sarà perché la location Toscana, con i suoi scorci suggestivi, ha sempre stuzzicato tanti registi. E se in breve tempo sarà attrezzato un Cineporto, facendolo risorgere magari dalle ceneri di un capannone sfitto (la sede é ancora da individuare), è perché in Toscana sono in arrivo delle produzioni importanti. Chi tesse i contatti con loro è la Fondazione sistema Toscana - Toscana film commission, partner con un ruolo strategico nel progetto finanziato da Provincia e Camera di commercio. «In Toscana - spiega la coordinatrice Stefania Ippoliti - ci manca un'infrastruttura per il cinema sul modello del Cineporto di Torino. Questo territorio ha il vantaggio di essere baricentrico rispetto ad altre vie di comunicazione e qui inoltre è possibile sfruttare una serie di immobili produttivi che si sono liberati». La ricaduta economica di questa operazione non è sfuggita a Carlo Longo, presidente della Camera di commercio il cui compito sarà di mediare tra Cineporto e le imprese del territorio potenzialmente interessate. «Ora la sfida è saper cogliere l'opportunità. O questo progetto trova una collocazione sul mercato o fra tre anni interromperemo la collaborazione». La concretezza di Longo (a giorni sarà stipulato un protocollo fra i tre attori interessati) è la stessa dell'assessore Nesi. «L'impegno del protocollo ha una durata. Entro tre anni il Cineporto dovrà essere in grado di reggersi con le sue gambe».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
