Il dolore
Processo bis per i soldi del Kuwait
Eredità contesa Prosciolta la vedova
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Unaula di tribunale 1 MINUTI DI LETTURA
PRATO. La signora Petra Martin non è colpevole di bigamia. Lo ha stabilito ieri il giudice dell'udienza preliminare Angela Fantechi in un singolare processo che vedeva opposti i figli di un ricco uomo d'affari del Kuwait alla vedova dell'uomo, la signora Martin appunto, accusata anche di appropriazione indebita e circonvenzione di incapace in relazione a un'eredità milionaria, e difesa dall'avvocato Giovanni Mati. Il giudice si era già espresso sul caso nel gennaio del 2009, assolvendo l'imputata dalle accuse, ma la Cassazione, dopo il ricorso della Procura, aveva ordinato un nuovo processo, che si è concluso con l'assoluzione per la bigamia e il non doversi procedere per prescrizione per le altre due accuse. Il contenzioso tra la vedova e i figli di primo letto di Ahmed Alawadhi è iniziato nel 2003, subito dopo la morte dell'uomo d'affari. I figli hanno accusato la matrigna di aver falsificato alcuni fax spediti dall'Italia per spostare ingenti somme di denaro dai conti del marito, che secondo loro non sarebbe stato completamente lucido. L'accusa di bigamia invece è scattata perché Alawadhi aveva già altre mogli negli anni Ottanta quando sposò Petra Martin. Il processo si è trascinato a lungo e in questi giorni è scattata la prescrizione, mentre per la bigamia il giudice ha accolto la tesi del difensore.
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