Il Tirreno

Prato

«Sì, a Prato c'è la mafia cinese»

Paolo Nencioni
L’assessore Nencini depone un mazzo di fiori sul marciapiede
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L’assessore Nencini depone un mazzo di fiori sul marciapiede

L'affondo dell'assessore Nencini sul caso dei cadaveri lasciati in strada

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 PRATO. Sul marciapiede di via Barsanti, dove domenica pomeriggio è stato lasciato il cadavere del cinese Shi Son Bin, 29 anni, morto nell'adiacente confezione, ora c'è un mazzo di fiori. L'ha deposto ieri pomeriggio l'assessore regionale al Bilancio, Riccardo Nencini, venuto in città per lanciare un appello ai cinesi e protagonista di un faccia a faccia con l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone.  Nencini si è mosso ieri pomeriggio dopo l'allarme lanciato dalla Procura su questo inaccettabile sistema di "smaltimento" dei cadaveri ingombranti per evitare i controlli nelle confezioni (due casi in tre giorni) e ha ricordato la grande evasione fiscale realizzata dai cinesi oltre alla scarsa propensione a iscriversi alle associazioni di categoria.  Ma l'affondo lo riserva al tema della mafia, partendo dall'enciclopedia Treccani. «So che certe affermazioni potranno domani suscitare polemiche - premette l'assessore - ma sono convinto che qui a Prato ci sia la mafia cinese». Si è portato dietro una fotocopia e recita la definizione: associazione criminosa segreta, retta dall'omertà e regolata da precisi riti. Il problema è che questo spesso non basta in Tribunale, come ha recentemente ricordato il procuratore capo Piero Tony.  Nencini però si rivolge ai cinesi. «Parlate - scandisce - Chiedete il rispetto del vostro diritto a ricevere uno stipendio dignitoso, a mandare i figli a scuola, a essere censiti. Dobbiamo aiutare i cinesi a godere dei loro diritti».  Al gruppetto dei cronisti si avvicina un'inquilina del residence Barsanti. Più che dei cinesi è preoccupata delle prostitute che si vendono dalla finestra. «Guardate, contrattano il prezzo senza nemmeno scendere, vi pare una bella situazione?». Qualche tempo fa, aggiunge, andava anche peggio.  I cronisti ricordano a Nencini che giusto ieri l'assessore Aldo Milone aveva polemizzato con la Regione che non contribuisce alle spese del Patto per Prato città sicura, ma Nencini glissa: «Non voglio polemizzare con Milone, ho parlato col sindaco Cenni e ci troviamo d'accordo. Inoltre proprio in queste ore la giunta ha fatto una variante al bilancio stanziando 200.000 euro per Prato, da impiegare in attività espositive e per favorire l'emersione dal lavoro nero».  Ma Milone, lupus in fabula, è sull'altro marciapiede e si fa avanti. L'approccio è freddino: «Caro Riccardo, potevi invitare il sindaco...». L'altro: «Vedo che ha mandato te...». «No, in realtà sono venuto per conto mio».  Poi però i due assessori si impegnano in un fitto conciliabolo sul marciapiede e almeno apparentemente su qualcosa sono d'accordo. «Con Milone abbiamo parlato dei morti di questi giorni e di come rispondere all'escalation» spiega subito dopo Nencini.  «Non vorrei che dopo il clamore suscitato da questi due morti - gli fa eco Milone - d'ora in poi non ce li facciano più trovare. La mafia? Io lo dico da tempo che c'è e mi pare che anche il sostituto procuratore Pietro Suchan sia d'accordo. E comunque, mafia o non mafia, la situazione va affrontata».

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