Sicurezza
Carmignano. Il rilancio delleconomia locale passa da maggiori investimenti nel settore turistico
Il sindaco Cirri suona la sveglia
W.F.
«Più coraggio e creatività: i nostri operatori si cullano troppo sugli allori»
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CARMIGNANO. C'è davvero un futuro turistico per le colline medicee di Carmignano? Il sindaco Doriano Cirri ne è convinto. Sono già più di trenta le strutture ricettive: mille posti letto l'obiettivo del piano strutturale. E i privati che investono, nonostante la crisi, resistono. Ma il primo cittadino è anche critico e suona la sveglia. «Altrove si rinnovano continuamente. Così si attraggono i turisti- ha sottolineato anche dieci giorni fa alla conferenza programmatica organizzata dal Comune -. Noi invece ci culliamo forse troppo sugli allori, perché Firenze è vicina e qualcuno alla fine, ci diciamo, arriverà sempre. Ma questo è sbagliato». «Soprattutto - aggiunge - c'è poca voglia di studiare, che a volte può voler dire semplicemente sedersi attorno ad un tavolo, anche a cena, e discutere di quello che va bene e di quello che va male». O partecipare ad un convegno: alla conferenza programmatica molti operatori erano invece assenti. Sette anni fa uno studio elencava i punti di forza di Carmignano: vicinanza alle città d'arte, autenticità, produzione agroalimentare d'eccellenza ed offerta culturale di tutto rispetto. Dal 2004 i turisti sono effettivamente cresciuti. Pure l'anno scorso: più di 23 mila tra Carmignano e Poggio a Caiano da dicembre a gennaio, italiani in lieve predominanza (53%) ma in calo, stranieri in crescita e che si trattengono più a lungo, in media quattro giorni contro due. Ma il boom non c'è stato. Qualche azienda addirittura si lamenta: soprattutto le più piccole. «Una doppia che vendevamo nel 2007 tra 90 e 100 euro, ne costa ora dieci di meno. Eppure le presenze diminuiscono» ha confessato Alessandro Cocci, proprietario dell'agriturismo "La Borriana" e presidente della Strada del vino di Carmignano. Un'indagine condotta dal Censis per le Città del vino d'Italia rincuora: Carmignano risulta tra le 154 strade del vino d'Italia tra le più tempestive nelle risposte dal web. Ma allora qual è il problema? Troppa competizione? Un'offerta anonima, che non fa di Carmignano un luogo davvero unico per il turista? Aziende troppo piccole o cultura dell'accoglienza scarsamente diffusa? Poca preparazione? «Scontiamo probabilmente un'ignoranza atavica - dice il sindaco -: un problema non solo di Carmignano. Il fatto è che o ci diamo una mossa o ne c'è via d'uscita. E per questo serve un nuovo patto sul turismo con tutto gli operatori, pubblici e privati». «Abbiamo grandi potenzialità, ma non riusciamo a sfruttarle - prosegue - Prendiamo il nuovo museo archeologico appena inaugurato. O lo inseriamo in un meccanismo più ampio o avremo solo briciole». C'è sicuramente un problema di campanilismo e individualismo. «Ognuno pensa di essere il comune al centro del mondo - riflette il sindaco - E lo stesso vale per molte aziende: anche quelle piccole, quando invece dovremo fare tutti insieme massa critica». Il fatto che a Carmignano si parli di turismo solo da dieci o quindici anni è probabilmente un'attenuante. «Ci sono sicuramente competenze e mentalità ancora da formare - ammette il sindaco - Ma soprattutto manca la capacità di rinnovarsi ed essere creativi. Il cambiamento deve diventare la norma ed invece oggi è solo una risposta alla crisi». Un film già visto, a Prato con il tessile.
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