Attenzione
Una patente di qualità per le stoffe
È il progetto che coinvolge i laboratori di Asl, Arpat e Buzzi
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PRATO. L'idea è semplice, ma non scontata: mettere in rete i laboratori pubblici che ogni giorno controllano qualità dei tessuti e sicurezza delle diverse fasi di lavorazione, ovvero i laboratori di prevenzione dell'Asl e dell'Arpat ma anche dell'istituto "Buzzi" di Prato, la scuola che per anni ha sfornato chimici e periti tessili e al cui laboratorio, da cento e più anni, si rivolgono aziende da tutta Italia e addirittura i Nas, il nucleo antisofisticazioni dei carabinieri, e la Guardia di Finanza. L'obiettivo? Altrettanto chiaro. Certificare prodotti e processi può dare infatti una patente di qualità alle aziende più virtuose, può guidare il consumatore a scelte più consapevoli e può dunque aiutare il tessile pratese che soffre la concorrenza dei paesi emergenti meno sensibili su certi temi e di una parte almeno del distretto cinese parallelo. "Metter a fattor comune le diverse esperienze aiuta tutti" sintetizza l'assessore regionale alla sanità, Daniela Scaramuccia: i controlli sulla qualità dei prodotti che fa per l'appunto il Buzzi, quelli chimici e tossicologici del laboratorio di sanità pubblica di Firenze e dei dipartimenti di prevenzione delle Asl, attenti alla sicurezza per i lavoratori (e per i consumatori) e quelli dell'Arpat, che guarda più all'impatto dei processi industriali sull'ambiente. L'idea è stata lanciata ieri pomeriggio proprio all'istituto "Buzzi" di Prato, dove la Regione ha organizzato un incontro molto affollato - con imprenditori, sindacati e studenti - su tessile e salute. Primo tassello del progetto su Prato, lanciato un anno fa dalla nuova giunta regionale. Si parlava di sanità. Ma gli effetti interessano l'economia. Non a caso l'altro filone evocato ieri è stato quello della ricerca e sviluppo portato avanti dalle aziende.
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