Il Tirreno

Prato

Un’altra faccia dell’evasione fiscale. E ora Asm pensa di cambiare le regole sugli assimilati

Troppi rifiuti prodotti e un sospetto

Maria Lardara
Aziende “fantasma” dietro la crescita di rifiuti prodotti
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Aziende “fantasma” dietro la crescita di rifiuti prodotti

L'Agenzia delle entrate ha avviato indagini sui «molti residenti in nero»

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 PRATO. Non aumenta, né diminuisce. E L'Agenzia delle entrate, in questo trend costante, ci sente puzza di bruciato. Anzi, di spazzatura visto che l'argomento è la produzione di rifiuti urbani. Che, nel 2010 si aggirava sulle 195mila tonnellate complessive, secondo i dati dell'assessore provinciale Stefano Arrighini.  Troppi secondo Dbgeo (DataBaseGeomarket), la nuova banca dati dell'Agenzia delle entrate per ora utilizzata in via sperimentale che incrocia per ognuna delle 107 province italiane 50 indicatori statistici di tipo economico, finanziario, sociale e demografico dal 2001 a oggi. Non è un mistero che Prato sforni mucchi di immondizia superiori alla media toscana e nazionale. Per gli esperti dell'Agenzia delle entrate, secondo una nota diramata due giorni fa, sarebbe da imputare alla «presenza di molti residenti in nero». Un'altra faccia della medaglia dell'evasione fiscale che l'Agenzia sta prendendo in considerazione. Ma i rifiuti non calano: in compenso lo hanno fatto tante attività produttive a Prato, complice la crisi. In pochi anni, secondo i dati di Asm, si è passati da una quantità pari a 674 kg annui per abitante del 1999 fino al valore di 792 kg prodotto singolarmente, registrato nel 2009: circa 800 kg a Prato, un migliaio a Montemurlo (nelle aree industriali l'incidenza è più alta in rapporto alla popolazione) e una media di 600 kg negli altri Comuni della Provincia. C'è una categoria di cittadini "invisibili", stranieri che non figurano nei registri dell'anagrafe perché fuori regola con i permessi di soggiorno, che incidono però sul monte rifiuti complessivo facendolo così lievitare. Non è dato sapere il numero esatto degli irregolari: più volte si azzardano cifre come 40mila cinesi. «Ma il responsabile di questa produzione esagerata - fa notare l'assessore all'Ambiente Arrighini - non è il cittadino: è l'effetto dell'equiparazione di rifiuti urbani e assimilati. Occorre avviare un processo di deassimilazione come quello che sta mettendo a punto con specifici pacchetti Asm». In sostanza oggi succede che gli scarti di produzione industriale che non rientrano nella categoria di rifiuti speciali per i quali occorre uno smaltimento ad hoc a carico delle aziende (nel caso del tessile, dagli stracci sporchi ai coloranti), vengano assimilati ai rifiuti solidi urbani, confluendo così nella bilancia totale di questi ultimi. Una delle prossime mosse di Asm sarà quella di proporre come smaltimento di rifiuti speciali quelli prodotti come solidi urbani dalle aziende. Pacchetti mirati in cambio di bollette Tia più leggere (con smaltimento a spese dell'azienda, ma la scelta su a chi affidarsi è a discrezione di quest'ultima). Una nuova frontiera rispetto al cassonetto personalizzato che in questi anni ha visto una diffusione capillare. «Stiamo intervenendo gradualmente contattando una serie di utenze e proponendo loro in via sperimentale un pacchetto che per ora viene testato su un numero limitato - spiega il direttore di Asm Sandro Gensini - stiamo sviluppando i nostri impianti interni finalizzati alla deassimilazione».

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