Il Tirreno

Prato

Studio del Sole-24 Ore. L’assessore alla Sicurezza: ma perché Napoli e Palermo dopo di noi?

I reati tornano a crescere

L’assessore alla sicurezza Aldo Milone
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L’assessore alla sicurezza Aldo Milone

Milone: «La colpa è degli immigrati senza lavoro»

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 PRATO. Ci sono due cose che non piaceranno ad Aldo Milone, assessore alla Sicurezza, nella ricerca pubblicata ieri dal Sole-24 Ore sul tema che più gli sta a cuore, la sicurezza appunto. La prima è che, nonostante la giunta di centrodestra abbia puntato molto su Prato città sicura, i reati tornano a salire. La seconda è che Prato figura ai primissimi posti nella classifica delle città dove si commettono più reati in rapporto alla popolazione residente. Milone dà sostanzialmente la colpa agli immigrati.  Assessore, Prato è al sesto posto in Italia tra i capoluoghi di provincia dove si commettono più reati. E' sorpreso dai numeri? Come li spiega?  «No, questi dati non mi sorprendono più di tanto. Mi chiedo però: è possibile che siamo davanti a città come Napoli o Palermo (trentesima la prima, trentunesima la seconda, ndr)? Una prima spiegazione è che qui si denuncia di tutto, anche il furto della bicicletta, mentre in altre parti d'Italia va diversamente. C'è il controllo dei clan e, per fare un esempio, a Napoli se ti rubano la macchina vai dall'amico dell'amico e la recuperi pagando».  L'altra spiegazione?  «Vogliamo andare a vedere chi commette i cosiddetti "reati predatori", gli scippi, le rapine per strada?».  Ecco, chi?  «In gran parte i cittadini extracomunitari. La crisi c'è per tutti e molti di loro non lavorano, ma non hanno una rete sociale o familiare che li sostiene, come invece accade a molti italiani, e così sono costretti a inventarsi qualcosa per campare. Non voglio dare la croce addosso agli stranieri, ma è una cosa che non possiamo ignorare. Del resto lo confermano anche le statistiche carceraria, con la maggioranza della popolazione della Dogaia che è costituita da detenuti stranieri».  La giunta Cenni ha investito tanto sul tema della sicurezza, ma i reati tornano a crescere. Come se ne esce?  «Intanto ci vorrebbe anche una classifica di quanti arresti vengono effettuati, e sono tanti. E poi nel 2008 stavamo anche peggio, non dimentichiamolo».  Poi è arrivato l'esercito, salutato come la soluzione di tutti i mali. Ha funzionato o si è rivelata un'operazione di facciata?  «La prevenzione di certi reati è difficile, ma chi ci dice che non poteva andare peggio? In altre parole, sono convinto che le pattuglie miste abbiano scoraggiato molti reati».  Coi soldi investiti per far venire a Prato l'esercito si sarebbero potute mettere in campo, ad esempio, un paio di volanti in più. Non sarebbe stato meglio?  «Non lo so, non credo. Guardi che certi fondi sono vincolati e non è difficile spostarli. Faccio un esempio: dobbiamo cambiare il centralino della polizia municipale che è alla frutta e pensavo di utilizzare i soldi che incassiamo con le sanzioni ai cinesi, ma mi dicono che quelli devono andare nel bilancio generale».  A proposito di cinesi, il grande sforzo di tempo e uomini per i controlli alle confezioni non finisce per incidere, in negativo, sulla prevenzione di altri reati?  «No, non penso proprio. Il questore sa come gestire questi controlli e non prende agenti delle volanti per controllare i capannoni».  Tutto bene, dunque?  «Vede, oltre ai problemi di cui parlavamo prima, va considerato che dobbiamo fare i conti col fatto che nel nostro paese spesso non c'è la certezza della pena. Quanti spacciatori vengono arrestati e tornano fuori il giorno dopo? Che cosa pensiamo che vadano a fare quando tornano liberi?». Paolo Nencioni  Sul nostro sito www.iltirreno.it è possibile consultare la mappa aggiornata dei reati strada per strada.  E' possibile inviare le segnalazioni sul sito o alla mail prato.it@iltirreno.it

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