Sicurezza
Le aziende torneranno a fare utili
Ilenia Reali
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Il presidente nazionale di Smi-Ati Michele Tronconi e il tessile pratese si presenta in una fieraPer il presidente di Smi-Ati rimane da percorrere l'ultimo miglio
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PRATO. E' rimasto da percorrere l'ultimo miglio. Già a fine anno le aziende, anche quelle tessili, torneranno a fare utili. La nuova moda, anche per l'abbigliamento, sarà la filiera corta. Dalla fibra alla confezione tutto realizzato a chilometro zero. Il costo delle materie prime rimarrà alto ma preoccuperà sempre di meno. Ne è convinto Michele Tronconi, presidente nazionale di Smi-Ati, l'organizzazione di rappresentanza degli industriali del tessile e della moda.
Il problema materie prime sta creando sempre più difficoltà alle aziende. E sembra ci siano difficoltà anche a reperirle. «No, adesso a pagarle le materie prime si trovano. A ottobre-novembre era più difficile perché l'offerta non era sufficiente a coprire la domanda. Gli operatori a valle cercando di difendere i loro margini di utile rifiutavano l'aumento dei prezzi pensando che facendo così avrebbero guidato un abbassamento dei prezzi. Non consideravano che quell'aumento era determinato da problemi globali e non del Paese. L'impressione, quando poi si è ripreso ad acquistare, è stata che ci fosse poca disponibilità in realtà erano domanda e offerta che andavano a singhiozzo. Anche se è comunque vero che la disponibilità è poca e la qualità spesso non all'altezza».
La Cina ha cominciato a fare incetta. «La domanda di materie prime è aumentata perché in Asia - in Cina ma anche in India - aumentano coloro che possono permettersi di acquistare di più, mentre l'offerta per motivi legati anche al cattivo tempo e a numerose alluvioni è diminuita. A questo si aggiunge che la crisi del 2008 e del 2009 (e i conseguenti prezzi bassi delle materie prime dell'epoca) ha fatto sì che molti hanno preferito abbandonare la coltivazione del cotone e l'allevamento delle pecore da lana». Se riaumenterà l'offerta si potrà contare quindi su un abbassamento dei prezzi. «L'offerta certamente tornerà ad aumentare ma continuerà a crescere anche la domanda e, nonostante la speculazione sia destinata a cessare, credo i prezzi non torneranno indietro. Non torneremo più secondo me ai prezzi di due anni fa. Siamo saliti di un gradino. E' un percorso che non si fermerà».
Adesso i lanifici stanno cercando di contenere i costi di lavorazione a monte della filiera. «Questa fase si è caratterizzata per un incattivimento dei rapporti interni alle filiere. E' tipico dei periodi di crisi ma non può essere un comportamento che va avanti per lunghi periodi. E visto che le materie prime, come ho già detto, rimarranno a un prezzo alto non ha molto senso scaricare alle fasi precedenti le difficoltà. L'elemento che servirà alle aziende italiane e pratesi sarà, del resto, la garanzia di affidabilità nelle consegne e questa sarà maggiore quanto migliori saranno i rapporti di filiera. Aggiungo che la delocalizzazione delle varie fasi in diversi paesi del mondo, tipica della globalizzazione, non sta dando i risultati sperati. Con l'instabilità politica o i disastri imprevedibili garantire ai clienti una filiera a chilometro zero, proprio come avviene per l'agricoltura, potrà dare dei vantaggi. Ritengo che naturalmente si arriverà a una moralizzazione del mercato.I fornitori riprenderanno ad essere degli alleati. Negli Usa sta già accadendo».
A Prato si stanno perdendo ulteriori pezzi di filiera. Chiudono le filature cardate e anche le rifinizioni. «Sarebbe sciocco perdere ora quei pezzi di filiera che sono riusciti a superare le difficoltà di questi ultimi due anni. Siamo vicini a un'inversione di tendenza. I clienti faranno ordini per grandi quantitativi ai paesi asiatici che hanno l'esigenza di sfruttare economie di scala mentre per le produzioni più frammentate si rivolgeranno sempre di più a quelle aziende che producono in prossimità dei mercati di sbocco. E siccome l'Europa è pur sempre un mercato con tanti consumatori sarà un'opportunità enorme. E per questo ha senso mantenere la filiera: saremo tanto più affidabili quanto più avremo il controllo della produzione, dalla fibra al tessuto».
Ma senza margini tenere duro è difficile. «A Prato ci sarà un ritorno al passato, al rigenerato. Le aziende dovranno fare lo sforzo di staccarsi dalla quotidianità e dai litigi di oggi e guardarsi dall'alto ragionando non a breve ma a lungo termine. Se riusciranno a superare il vero problema di oggi, avere le risorse finanziarie necessarie a movimentare le materie prime (serve il doppio della liquidità del passato dati gli aumenti di prezzo) a fine anno ci saranno nuovamente bilanci in utile. Ci saranno più ordini, i costi fissi incideranno di meno e torneremo ad avere dei margini».
Il problema materie prime sta creando sempre più difficoltà alle aziende. E sembra ci siano difficoltà anche a reperirle. «No, adesso a pagarle le materie prime si trovano. A ottobre-novembre era più difficile perché l'offerta non era sufficiente a coprire la domanda. Gli operatori a valle cercando di difendere i loro margini di utile rifiutavano l'aumento dei prezzi pensando che facendo così avrebbero guidato un abbassamento dei prezzi. Non consideravano che quell'aumento era determinato da problemi globali e non del Paese. L'impressione, quando poi si è ripreso ad acquistare, è stata che ci fosse poca disponibilità in realtà erano domanda e offerta che andavano a singhiozzo. Anche se è comunque vero che la disponibilità è poca e la qualità spesso non all'altezza».
La Cina ha cominciato a fare incetta. «La domanda di materie prime è aumentata perché in Asia - in Cina ma anche in India - aumentano coloro che possono permettersi di acquistare di più, mentre l'offerta per motivi legati anche al cattivo tempo e a numerose alluvioni è diminuita. A questo si aggiunge che la crisi del 2008 e del 2009 (e i conseguenti prezzi bassi delle materie prime dell'epoca) ha fatto sì che molti hanno preferito abbandonare la coltivazione del cotone e l'allevamento delle pecore da lana». Se riaumenterà l'offerta si potrà contare quindi su un abbassamento dei prezzi. «L'offerta certamente tornerà ad aumentare ma continuerà a crescere anche la domanda e, nonostante la speculazione sia destinata a cessare, credo i prezzi non torneranno indietro. Non torneremo più secondo me ai prezzi di due anni fa. Siamo saliti di un gradino. E' un percorso che non si fermerà».
Adesso i lanifici stanno cercando di contenere i costi di lavorazione a monte della filiera. «Questa fase si è caratterizzata per un incattivimento dei rapporti interni alle filiere. E' tipico dei periodi di crisi ma non può essere un comportamento che va avanti per lunghi periodi. E visto che le materie prime, come ho già detto, rimarranno a un prezzo alto non ha molto senso scaricare alle fasi precedenti le difficoltà. L'elemento che servirà alle aziende italiane e pratesi sarà, del resto, la garanzia di affidabilità nelle consegne e questa sarà maggiore quanto migliori saranno i rapporti di filiera. Aggiungo che la delocalizzazione delle varie fasi in diversi paesi del mondo, tipica della globalizzazione, non sta dando i risultati sperati. Con l'instabilità politica o i disastri imprevedibili garantire ai clienti una filiera a chilometro zero, proprio come avviene per l'agricoltura, potrà dare dei vantaggi. Ritengo che naturalmente si arriverà a una moralizzazione del mercato.I fornitori riprenderanno ad essere degli alleati. Negli Usa sta già accadendo».
A Prato si stanno perdendo ulteriori pezzi di filiera. Chiudono le filature cardate e anche le rifinizioni. «Sarebbe sciocco perdere ora quei pezzi di filiera che sono riusciti a superare le difficoltà di questi ultimi due anni. Siamo vicini a un'inversione di tendenza. I clienti faranno ordini per grandi quantitativi ai paesi asiatici che hanno l'esigenza di sfruttare economie di scala mentre per le produzioni più frammentate si rivolgeranno sempre di più a quelle aziende che producono in prossimità dei mercati di sbocco. E siccome l'Europa è pur sempre un mercato con tanti consumatori sarà un'opportunità enorme. E per questo ha senso mantenere la filiera: saremo tanto più affidabili quanto più avremo il controllo della produzione, dalla fibra al tessuto».
Ma senza margini tenere duro è difficile. «A Prato ci sarà un ritorno al passato, al rigenerato. Le aziende dovranno fare lo sforzo di staccarsi dalla quotidianità e dai litigi di oggi e guardarsi dall'alto ragionando non a breve ma a lungo termine. Se riusciranno a superare il vero problema di oggi, avere le risorse finanziarie necessarie a movimentare le materie prime (serve il doppio della liquidità del passato dati gli aumenti di prezzo) a fine anno ci saranno nuovamente bilanci in utile. Ci saranno più ordini, i costi fissi incideranno di meno e torneremo ad avere dei margini».
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