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LETTERE E INTERVENTI
Massimo Carlesi capogruppo Pd in Comune
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ARCHEOLOGIA La città etrusca diventi il simbolo di Prato La città Etrusca di Gonfienti sul Bisenzio a Prato è poco conosciuta dai pratesi. Nonostante siano passati ben tredici anni dalla scoperta e sebbene durante tutto questo tempo l'emergenza archeologica sia stata oggetto di lunghe discussioni, manifestazioni e seminari, quasi nessuno, soprattutto tra i giovani, sa dove è e che cos'è Gonfienti. Eppure fin dall'inizio, la scoperta ha destato notevolissimo interesse nella comunità scientifica, tanto da essere alla costante attenzione dei più autorevoli personaggi del settore. Viene naturale domandarci perché tutto il mondo sa, mentre a Prato è così poco conosciuta. Eppure non si tratta di tre cocci e due sassi trovati per caso come molti in questi anni hanno creduto. Si tratta di circa 30 ettari d'estensione, 300.000 mq. di strade, ville signorili, negozi e laboratori artigianali, una sterminata fonte di reperti archeologici. Successive indagini hanno messo in evidenza una straordinaria stratificazione dei vari insediamenti che testimoniano l'antichissima origine della città, addirittura antecedente al periodo etrusco e verosimilmente riferibile all'età del bronzo (2000-2500 a.C.). A questo punto diventa palese l'enorme importanza della città etrusca sul Bisenzio, così importante che da più parti si è affermato che dovranno riscriversi i libri di storia antica. Sembra ormai chiaro che i padri della Tuscia antica, quella regione dell'Italia centrale che dall'Appennino arrivava alle porte di Roma, quella che oggi per buona parte chiamiamo Toscana, scelsero Prato e il suo territorio come nodo vitale per raggiungere i porti dell'Adriatico. L'insediamento aumentò ulteriormente d'importanza dopo che i Cartaginesi cacciarono gli Etruschi dal Tirreno. Se a tutto ciò aggiungiamo la recente scoperta di una grande strada romana, emersa durante la costruzione del nuovo ospedale, ecco che la realtà assume contorni netti e precisi: Prato e il suo territorio hanno svolto fin dall'antichità un ruolo importante in Toscana e nell'Italia centrale. E allora, cos'altro serve per far capire la straordinarietà della scoperta? Se davvero non fosse possibile continuare gli scavi, destiniamo i pochi fondi disponibili per la costituzione di museo archeologico così da creare un "link" duraturo nel tempo, a conservazione di un tenue filo di memoria che il caso ci ha fatto ritrovare 13 anni fa. Dobbiamo far diventare la città Etrusca di Gonfienti un simbolo, un marchio di Prato, un "logo" da esportare in Italia e nel mondo. Alberto Bonaiuti Comitato prov. Area Pratese IL VOTO IN CONSIGLIO Sì all'indagine su parentopoli no alla commissione-doppione In riferimento all'articolo del 28 gennaio a pagina II della cronaca di Prato, dal titolo "Parentopoli, c'è una commissione d'inchiesta", faccio presente che come si può desumere dai miei due interventi, il mio voto contrario è stato motivato solo dal fatto che esiste giàuna commissione competente ad indagare su tali fatti e tali circostanze sui quali occorre far luce. Ho citato gli articoli dello statuto comunale e del regolamento del consiglio, per cui questa commissione speciale sarebbe stata d'uopo solo nel caso non fosse stata prima istituita la commissione 6 "Controllo e garanzia". Ho ribadito più volte che è doveroso indagare su questi fatti, ma che trovavo inutile farlo tramite una commissione in più, che dati i gettoni di presenza comporta spese in più, sempre a carico dei cittadini. In parole povere ho ritenuto inutile questa nuova commissione perché ne esiste già un'altra con competenze analoghe. Pertanto tengo a precisare che il mio voto negativo non ha niente a che vedere con il fatto che la mia mozione anti nepotismo fosse stata respinta qualche mese fa. Ovviamente è incoerente respingere una mozione anti nepotismo e poi chiedere indagini sul nepotismo, ma quest'incoerenza riguarda loro, non me. In tutti i casi indagare non solo è utile, ma moralmente doveroso. Aurelio Donzella consigliere comun. Idv SOCIALE La risposta di Mondanelli non ci ha convinti L'assessore Mondanelli sull'interpellanza presentata dalla collega Lia Vanni e dal sottoscritto sul sociale non ci ha affatto convinti, anzi probabilmente lui stesso non si è convinto dei 3 milioni di euro in più che sbandiera per il bilancio 2010. Anche in aula, infatti, ben poco ha detto di nuovo rispetto a quanto da noi sostenuto sulla provenienza di quelle risorse. Un dato ci sembra confermato: senza il contributo della Regione sul fondo per la non autosufficenza pari a 2,265 milioni di euro già l'anno scorso ci sarebbero stati notevoli difficoltà per le famiglie. Quindi, al di là della volontà di ricorrere ad un dibattito pubblico, per esporre delle ragioni che non ha, Mondanelli si trova privo di argomentazioni per giustificare e legittimare la sua posizione. Ha pure ammesso che una parte di quei 3 milioni proviene da un accorpamento di una parte della pubblica istruzione e del sociale, limitandosi a dire che non è colpa sua se è stata disposta la fusione fra queste voci di bilancio. È vero, non possiamo dare a lui la colpa, ma diventa sua la responsabilità di trasformare questo maquillage contabile in un sotterfugio per vantare un incremento inesistente di risorse per il sociale. Questa mossa somiglia molto alle manifestazioni di regime, quando si facevano sfilare gli stessi soldati più volte in una strada per dare l'impressione di un esercito immenso a disposizione della patria. Purtroppo per la patria-Prato i soldi non sono aumentati, anzi notiamo con disappunto una certa insensibilità verso l'emergenza sociale che si produrrà quest'anno con i tagli decisi dal governo Berlusconi, i quali andranno ad incidere pesantemente sulla possibilità da parte del Comune di garantire i servizi sociali. Il Comune non può pensare di non muovere un dito o di affidare alla carità il compito di aiutare chi si trova senza lavoro e con una famiglia da mandare avanti.
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