Il Tirreno

Prato

«Sbagliato accanirsi sui clandestini»

Ilaria Bugetti
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Ilaria Bugetti

Il Pd chiede la revoca del permesso di soggiorno per i datori di lavoro

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PRATO. La politica dei blitz nei capannoni cinesi sotto la regia di uno «sceriffo di provincia» come l'assessore alla Sicurezza Aldo Milone, così l'ha definito l'ex presidente provinciale Massimo Logli, non solo non è una novità, perché già con la giunta Mattei venivano fatti controlli di questo tipo, ma non è nemmeno la vera soluzione per risolvere il problema dello sfruttamento della manodopera clandestina e della concorrenza sleale.

A sostenere questa tesi è il Partito democratico di Prato che ha lanciato ieri un'iniziativa per modificare l'articolo 26 della legge Bossi-Fini prevedendo un inasprimento delle sanzioni nei confronti del datore di lavoro. La proposta è quella di revocare il permesso di soggiorno a chi sfrutta lavoratori stranieri (dai venditori senegalesi di borse contraffatte agli operai cinesi delle confezioni).

«Lo strumento dei blitz - ha sostenuto Massimo Logli - è inefficace. I dati della Camera di commercio lo testimoniano: la vitalità delle aziende cinesi nel nostro distretto è in continua espansione nonostante la politica repressiva dell'assessore Milone, segno che non è questa l'unica strada da seguire. Ma non ci basta denunciare l'incapacità della giunta Cenni e quindi vogliamo essere propositivi. L'immigrazione è un fenomeno che non si può governare guardando solo i confini comunali: c'è una responsabilità dello Stato.

Nella legge Bossi Fini si tende a punire più severamente i clandestini piuttosto chi li sfrutta per questo chiederemo di sottoscrivere una petizione che poi il gruppo consiliare del Pd farà propria con un ordine del giorno nel quale si chiederà l'inasprimento delle sanzioni per chi sfrutta il lavoro di clandestini». Il consigliere comunale Simone Mangani confida nell'interessamento diretto del ministro dell'Interno Roberto Maroni: «E' una proposta che dovrà essere posta alla sua attenzione visto che il patto per la sicurezza per Prato è stato sottoscritto da lui». Ma non c'è soltanto l'aspetto sanzionatorio. «L'integrazione commerciale fra cinesi e italiani, nei fatti, esiste già - chiarisce Logli - basti pensare ai rapporti immobiliari.

Occorre però lavorare per l'integrazione economica, e gli industriali pratesi dovrebbero raccogliere l'invito lanciato dalla presidente Marcegaglia per promuovere nuovi ingressi nell'Unione, e proseguire nell'opera avviata in campo scolastico e sportivo». Massimo Carlesi, capogruppo Pd, ha indirizzato anche una sorta di appello all'imprenditoria, sia locale che nazionale o internazionale: «Chi dà lavoro alle aziende cinesi che non garantiscono rapporti di lavoro corretti non può permettersi di affermare "io non lo sapevo".

Il committente deve essere responsabile del prodotto che riceve dal terzista: se stirare un capo, faccio un esempio, costa 1,40 euro pagarne 0,70 dovrebbe vuol dire qualcosa. Non domandarsi come si possano praticare prezzi così bassi significa mettere a tacere la propria coscienza». E sarà proprio una battaglia in favore del lavoro etico quella che il Pd pratese, preannuncia Bugetti, lancerà in un prossimo futuro.

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