Il Tirreno

Prato

La relazione del presidente del Tribunale Genovese per l’inaugurazione dell’anno giudiziario

Bene il civile, male il penale

Bene il civile, male il penale

Giustizia lenta: 1.684 reati prescritti ancora prima del processo

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PRATO. Bene la giustizia civile, male quella penale. Non è così tranciante il giudizio contenuto nella relazione preparata dal presidente del Tribunale, Francesco Antonio Genovese, per il discorso di apertura dell'anno giudiziario del presidente della Corte d'appello di Firenze, Fabio Massimo Drago, ma la sostanza è questa. Giustizia lenta. Il numero che più colpisce, però, compare nell'ottava delle nove pagine della relazione: 1.684. Sono i procedimenti nei quali il Tribunale, dal 1º luglio 2009 al 30 giugno 2010, ha dichiarato il reato estinto per prescrizione.

Sono in casi in cui la giustizia è dovuta arrendere perché è passato troppo tempo. Un dato su cui meriterà riflettere, ma che si spiega anche con le carenze d'organico, che è anche la premessa dalla quale parte il presidente Genovese: nel quinquennio 2004-2008 sulle scrivanie di ogni singolo magistrato pratese si sono accumulati in media 5.264 procedimenti, una cifra che colloca il Tribunale di Prato in testa alla classifica regionale e al 19º posto in Italia. Dal 2008 a oggi la situazione non è cambiata. Significa che il carico di lavoro dei magistrati è alto e non sempre si riesce a fare tutto in tempo.

Bene il civile. Rispetto ai 13.266 nuovi procedimenti, quelli smaltiti dal Tribunale civile nell'ultimo anno sono stati 13.958 con un saldo attivo di 692, pari a un miglioramento del 5,4%.

Male il penale. Il discorso si rovescia nel settore penale, dove i nuovi procedimenti sono stati 6.617, in aumento rispetto all'anno precedente. Anche i procedimenti smaltiti sono aumentati (6.068) ma non abbastanza per non far crescere il carico pendente, che infatti è aumentato da 3.625 a 3.977 (+9,71%).  In particolare il giudice per l'udienza preliminare ha smaltito quasi tutto il lavoro, mentre al dibattimento collegiale si registra un aumento da 64 a 79 procedimenti pendenti e al monocratico si passa da 1.290 a 1.792.

I fallimenti. Buone notizie sul fronte delle procedure fallimentari, la cui pendenza totale si è ridotta da 633 a 583. In pratica sono ne sono state chiuse 145 (comprese le 99 dell'anno).

Il magistrato "svogliato". Vanno bene le esecuzioni mobiliari, in calo, mentre lo stesso non si può dire di quelle immobiliari, dove si registra un ulteriore incremento delle procedure (in totale 754 rispetto alle 642 pendenti l'anno scorso). «Ciò - scrive Genovese - sembra sia dipeso sia da un modesto impegno del magistrato addetto al settore, sia dalla obiettiva circostanza che il mercato immobiliare è sostanzialmente fermo a causa delle crisi economica mondiale e per la mancanza di fiducia nel futuro».  Previdenza e lavoro. In costante calo negli ultimi tre anni le cause pendenti di lavoro e previdenza, grazie anche alla presenza di due giudici (uno però nel frattempo è stato trasferito).

Fascicoli polverosi. Detto del miglioramento del settore civile, il presidente Genovese però non nasconde che in Tribunale ci sono ancora procedimenti antichissimi: 71 risalenti a prima del 1995. Alcuni di questi sono bloccati «dalle lungaggini dei giudizi di divisioni o di controversie pendenti presso altri giudici».

Organici carenti. «L'organico di tutto l'ufficio - scrive Genovese - è insufficiente rispetto alle esigenze di una provincia in grande espansione demografica». Si fa sentire il peso dell'immigrazione, con il corollario di reati che questa comporta (clandestinità, lavoro irregolare, evasione fiscale).

I reati. Il presidente del Tribunale segnala l'aumento delle violenze sessuali, anche su minori. Aumentano anche le istanze di riesame a seguito di sequestri preventivi e probatori (il caso classico: le confezioni cinesi), che pongono problemi di incompatibilità del collegio giudicante e appesantiscono la macchina della giustizia.

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