Sicurezza
Una filiera tessile alla Rivatex
Ilenia Reali
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A sin. Andrea Barontini e la fabbrica Rivatex L'azienda Marcolana tratta per acquistare la fabbrica
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PRATO. Una filiera tessile in miniatura. Tutta raccolta nello spazio di quella che è stata una delle più importanti fabbriche della Valdibisenzio, ora fallita: la Rivatex. E' il progetto su cui sta lavorando l'azienda pratese Marcolana. La trattativa con l'immobiliare proprietaria del fabbricato è aperta. Tra coloro che parteciperano al progetto oltre ai titolari di alcune aziende terziste anche Fidi Toscana. Le trattative sono a un discreto livello ma sul progetto, da parte di tutti gli attori in campo, per ora si mantiene il più stretto riserbo. La notizia è però di quelle che non si riesce a tenere nascosta e a Prato (ma soprattutto in Vallata) se ne sta già parlando. Il piano dovrà coinvolgere le istituzioni a vari livelli e, non ultimo, c'è ancora in campo il progetto di acquisizione dell'azienda grossetana Mabro da parte dei proprietari di Marcolana, la famiglia Barontini. La loro attenzione è quindi in questa fase spostata in Maremma dove siamo quasi in porto e il progetto pratese, anche se considerato il fiore all'occhiello dell'azienda, sta procedendo a ritmi più lenti. Sono i professionisti della famiglia di imprenditori pratesi che infatti in questa fase stanno tenendo i contatti. Marcolana avrebbe già fatto un'analisi approfondita dei problemi che affliggeranno il distretto una volta che arriverà, e questo in parte sta già accandendo, la tanto aspettata ripresa. Come altri pratesi sanno bene, ci sarà da lavorare sulla filiera e anche in Marcolana si va nella direzione della verticalizzazione. L'originalità del progetto però non prevede una verticalizzazione interna completa ma l'avvio di collaborazioni strette con imprese artigiane che lavorano sulle varie fasi della filiera e che potrebbero raggrupparsi tutti in una stessa zona industriale. Nell'immobile che sarà acquistato dai Barontini si trasferirebbe quindi non solo Marcolana ma tutti gli attori di una piccola filiera tessile. Sotto i tetti dell'ex Rivatex entreranno le materie prime e usciranno gli abiti. Non solo infatti si filerà e tesserà il filato, e si rifiniranno le stoffe ma si realizzeranno anche i capi finiti. Questo avverrà attraverso l'acquisto delle licenze di marchi già attivi sul mercato. Un progetto in cui Mabro però non sarà coinvolta se non come brand trainante. L'obiettivo sarà quello di rendere competitivo il distretto che potrà all'esterno vendersi come "made in Italy" puro dove con una visita (Rivatex potrebbe diventare anche un polo visitabile da scuole e persone interessate a vedere come si arriva alla produzione di un abito) si darà la prova che non ci sono interventi esterni. Il progetto prevede in una prima fase tutto questo ma in un secondo step si aprirà anche al contributo di altri lanifici o operatori del tessile che vorranno sposare questa filosofia. Per la Vallata il progetto potrebbe essere interessante non solo per un'offerta di posti di lavoro ma anche dal punto di vista dell'attrattiva "turistica". Si potrà infatti creare una sorta di fabbrica-laboratorio dove si potranno vedere tutte le lavorazioni e poi, magari, uscire con un abito sottobraccio. Adesso ci saranno da aspettare i via libera di tutti gli enti coinvolti (o che lo saranno entro breve) e poi si potrà entrare più nel dettaglio dell'operazione. E ancora una volta il simbolo di un nuovo modo di fare tessile partirebbe dalla Vallata: dopo la fusione delle tintorie del Gruppo Colle di Cantagallo (avvenuta ormai anni fa) sarebbe il primo progetto di collaborazione tra imprenditori e artigiani del tessile pratese.
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