Il Tirreno

Prato

In 150 con la Fiom a Massa

Valentina Ceccatelli
La delegazione pratese dietro lo striscione della Fiom
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La delegazione pratese dietro lo striscione della Fiom

«Teniamo lontano da Prato il modello Marchionne»

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 PRATO. La crisi è pesante e il lavoro è in crisi, ma la soluzione non sta nel modello Marchionne: i metalmeccanici pratesi si sono uniti allo sciopero generale della Fiom del nella manifestazione regionale di Massa. «Siamo più di quanti speravamo - dice Manuela Marigolli, segretaria della Fiom di Prato - Abbiamo riempito 3 pullman e alcuni sono venuti con mezzi propri: più o meno, siamo in 150». Non hanno risposto all'appello solo i metalmeccanici, anche se questo era il loro sciopero: alcuni pratesi hanno partecipato per solidarietà, anche se appartenenti a categorie diverse. «Io sono impiegato alla Coop - spiega Massimiliano - e sono solidale coi lavoratori. Se penso a una possibile esportazione del modello Marchionne anche a Prato mi vengono le bolle: i sacrifici si fanno a 360 gradi, operai e imprenditori. A queste persone è già stato chiesto tanto, sono in mobilitazione da mesi, e vedere un corteo così nutrito nonostante tutto è un segnale positivo». L'adesione di altre categorie c'è stata. «C'è chi ha preso ferie, un permesso, chi non lavorava o chi è disoccupato ed è venuto - spiega ancora Marigolli - l'attacco ai diritti e alla democrazia riguarderà tutti, non solo i metalmeccanici, e il fatto che ci siano anche altre categorie della confederazione è positivo e dà valore, anche se abbiamo idee diverse sullo sciopero generale di tutte le categorie. Se il modello Marchionne sbarcasse a Prato e in tutta la Toscana, sarebbe un problema e sta a noi fare in modo che non succeda: la realtà pratese è costituita da piccole aziende che, nel momento in cui verrà a mancare un contratto nazionale di lavoro, si troveranno a rischio di competizione sleale visto che ognuno potrà fare il contratto che preferisce diminuendo i salari».  Giovanni è metalmeccanico e da 20 anni lavora alla Biancalani, azienda che produce macchine tessili: «Siamo nei guai: vista la storia di Marchionne, anche da noi iniziano a pensare che data la crisi si possano iniziare a fare accordi vantaggiosi solo per una parte. Non solo: non sappiamo nemmeno se e quanto resteremo aperti. Siamo in 18, 10 negli uffici e 8 in officina, e la ditta è in crisi da 4 anni: abbiamo già fatto 6 mesi di cassa integrazione tempo fa, e ora stiamo siamo in cassa da un anno. L'esempio Fiat è perfetto: non è colpa degli operai se non vendono auto, è che non hanno modelli nuovi ne piano industriale; come da noi, che andiamo avanti alla giornata senza sapere per quanto potremo farlo. Mi mancano ancora 5 anni e mezzo alla pensione, e la vedo difficile: io mi adatto a tutto, ma se ti buttano fuori chi ti riassume?».  Per quanto riguarda la politica, l'appoggio ufficiale è arrivato da Sinistra, Ecologia e Libertà. «Abbiamo aderito ufficialmente dopo un incontro con la Fiom - spiega Nicoletta De Aangelis, coordinatrice provinciale - Ci unisce la causa comune: Marchionne sta facendo di tutto per isolare la Cgil e togliere diritti e rappresentanza sindacale ai lavoratori, e un partito che si definisce di sinistra ha il dovere di difendere i lavoratori e la loro dignità. Il lavoro non è scindibile dai diritti».  E anche dalla vetrina della banca Intesa San Paolo di Massa spunta un cartello con scritto "Siamo con voi".

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