Il Tirreno

Prato

Le filature cardate alla riscossa

Ile.R.
Una filatura pratese
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Una filatura pratese

Aumentano gli ordini e la filiera non basta

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 PRATO. E ora i filatori se la godono. E sì, dopo anni di crisi, in cui tenere le aziende in piedi è stata una vera impresa da guinness, con il ritorno degli ordini si ritrovano con il coltello dalla parte del manico. E potranno scegliere a quali committenti filare e a quali no. Il lavoro infatti sembra ce ne sarà in abbondanza mentre aziende terziste in grado di lavorare molte meno del necessario.  «Siamo pieni di lavoro come uovi», esordisce Guido Pagliai, responsabile dei filatori dell'Unione industriale pratese.  «Adesso i committenti sono a cercare le filature che possono lavorare per loro ma la gran parte siamo occupati fino a luglio. Il problema sarà che ci sarà da fare tanto cardato e non ci sarà chi potrà farlo. E' un problema che più volte avevamo evidenziato ma che è caduto nel vuoto. Adesso siamo arrivati a quello che noi prospettavamo».  Rincara Lido Macchioni. «Adesso possiamo scegliere a chi lavorare e a chi no. Logico che andremo a premiare quei committenti che in questi anni si sono comportati correttamente senza strizzare sulle tariffe e senza lasciarci mesi e mesi senza far niente. Siamo arrivati al collo della bottiglia e ognuno raccoglierà quello che ha seminato in questi anni di crisi. Io sto lavorando anche con Biella e certo non cambio un'azienda seria del Nord per una che lo è meno di Prato».  Francesco Grassi titolare di una filatura piuttosto grande non è ancora a pieno regime ma le prospettive sono ottimistiche. E' stato per questi anni tra i più attivi nella denuncia delle difficoltà della filiera tessile. «Ho sempre lavorato a determinate tariffe - spiega - senza voler accettare di tutto. Ed è stato molto difficile. Adesso mi piacerebbe fare pressione sui committenti per poter alzare un po' i prezzi. Ci penso da dicembre ma ancora non l'ho fatto. Vediamo prima cosa accadrà». Una cosa è certa. Se il lavoro riprenderà come sembra filature senza lavoro non ne rimarranno e i committenti per prendere gli ordini dovranno redistribuire un po' di risorse. «Le cose stanno prendendo una piega giusta per noi. E arriveranno tutti anche da me, che sono stato molto rigido in questi anni nonostante il 2009 fosse un disastro». Dodici anni fa le filature a Prato erano 400, adesso ne sono rimaste un centinaio. Pochissime quelle cardate. «E anche per le altre lavorazioni - commenta Macchioni - non c'è certo da scialare».

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