Il dolore
«I cinesi rischiano di travolgere il distretto»
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Il presidente della Camera di commercio Carlo Longo e il presidente Riccardo Longo Le imprese orientali aumentano, allarme dell'Unione industriale
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PRATO. Le aziende cinesi continuano ad aumentare e nel distretto si scatena la bagarre: preoccupazioni, timori pecisazioni. L'allarme. L'Unione in una nota dice la sua sui dati presentati dalla Camera di Commercio di Prato sulle imprese straniere. «Una vivacità che, ben lungi dall'essere ammirevole, è il termometro di una situazione di grave e crescente allarme, un fiume in piena che rischia di travolgere il distretto. La crisi ha costituito per le produzioni anticicliche (abiti e maglieria a bassissimo prezzo) delle imprese cinesi un'occasione di business alla base dell'aumento del loro numero, nel 2009 superiore a quello dell'anno precedente. Quanto al 2010, la crescita si rivelerà verosimilmente più contenuta (inferiore al 10% se il 2º semestre fornirà dati in linea con il 1º), ma non il turn over, addirittura in incremento: un dato questo che evidenzia come rimanga largamente praticata la pratica della chiusura-riapertura per fini generalmente di evasione fiscale e di elusione dei controlli». L'illegalità. «Confronti fra le performance delle imprese cinesi e delle imprese italiane sono improponibili, giacché i costi delle une, irregolarmente alleggeriti di oneri fiscali e contributivi, sono imparagonabili a quelli delle altre. Fare impresa, in sostanza, è facile se ci si autoesonera da costi che invece continuano a gravare, con estrema pesantezza, sulle imprese corrette: quelle stesse che con le imposte che versano alimentano i bilanci di Stato ed enti locali, e quindi welfare, scuola, cultura, sanità e quanto altro occorre ad una comunità civile ed avanzata. Il timore del contagio dell'illegalità cinese anche alle imprese italiane è forte oggi come non mai, a causa delle difficoltà delle imprese corrette e della maggior contiguità dei "due distretti" conseguente l'entrata (per quanto ad oggi limitata) dell'imprenditoria cinese anche nel settore tessile. Le imprese italiane vengono mortificate dalla vicinanza con realtà che conseguono successi economici straordinari alimentati dall'illegalità; sono verosimili le tentazioni di possibile emulazione che, ove si concretizzassero, farebbero apparire il ricorrente dibattito sull'etica nel distretto come un mero esercizio di teoria travolto dalla realtà». La polemica. All'indomani della presentazione del rapporto sull'imprenditoria straniera, la Camera di Commercio di Prato ritiene opportuno fare alcune precisazioni dopo l'attacco dell'assessore Milone. «Mi sorprendono le polemiche sollevate dal rapporto sull'imprenditoria straniera presentato dalla Camera di Commercio - commenta Carlo Longo, presidente della Camera di Commercio di Prato - I dati fotografano una realtà per quella che è, naturalmente tenendo conto di quelle che sono le imprese regolarmente iscritte. Si tratta di un lavoro di indagine che è messo a disposizione della città, per sviluppare il confronto. I dati sono interpretabili ma non sono contestabili nella sua veridicità, perché rispecchiano quello che risulta dai nostri registri". "Tra l'altro - puntualizza Longo - sono il frutto di un lavoro che solo noi facciamo a livello nazionale e che consiste nello sforzo di censire voce per voce gli imprenditori stranieri, per estrapolare un dato attendibile. Lo facciamo perché crediamo che solo dalla conoscenza e dall'analisi di questo fenomeno possano nascere proposte di integrazione credibili. Perché è proprio sull'integrazione e la legalità che secondo noi deve giocarsi questa partita".
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