Sicurezza
Assemblea infuocata sul piano strutturale Ecco cosa si potrà fare
Eleonora Barbieri
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Una veduta di Poggio a Caiano3 MINUTI DI LETTURA
POGGIO A CAIANO. Un gioco di squadra tra attori pubblici e privati basato su due regole: meno cemento e più verde. Con unico obiettivo, la sicurezza idraulica del rio Montiloni e del fosso Collecchio. E' questa, in estrema sintesi, la filosofia che la Giunta comunale ha seguito nel definire la bozza della variante parziale al piano strutturale e a regolamento urbanistico che implica un aumento di popolazione di 800 unità entro il 2018.
La presentazione ufficiale del documento è stata fatta mercoledì sera in un'assemblea pubblica partecipata da pochi cittadini, qualche tecnico e molti addetti ai lavori. La riqualificazione di via Granaio e dell'area artigianale di Poggetto passa attraverso le cosiddette Umi, unità minime d'intervento. Termine sconosciuto ai più che in sostanza implica un accordo tra i proprietari di immobili che ricadono nella stessa area per poter effettuare interventi di conversioni.
Questo significa che se un imprenditore vuole trasformare un capannone in appartamenti mentre il vicino desidera continuare a produrre, il primo non potrà fare niente. Lungo via Granaio sono state individuate sedici umi mentre a Poggetto quattro. Il sistema, come era prevedibile, non piace affatto ai diretti interessati perché limita la loro libertà e rischia di danneggiare chi ha bisogno di sbloccare un bene fermo come un capannone inutilizzato.
La scelta della giunta di muoversi secondo questo sistema è legata alla messa in sicurezza del rio Montiloni che nei progetti dell'amministrazione dovrà trasformarsi in un vero e proprio parco caratterizzato da piste ciclabili e ponti pedonali. Non solo. Per garantirne la sicurezza idraulica il vedrà il raddoppio dell'alveo nel tratto intubato, la creazione di una vasca d'espansione a valle e il potenziamento di quelle esistenti a valle e a monte. Per far questo c'è bisogno di liberare terreno ora occupato soprattutto da capannoni.
E dunque con le umi, sarà possibile applicare meccanismi perequativi per non svantaggiare chi ha sacrificato il proprio fondo a vantaggio della collettività. Il bene comune non è una motivazione che ha convinto più di tanto i proprietari presenti in sala tanto più quando sono apparsi i coefficienti di costruzione che nel caso di immobili artigianali riducono a meno di un terzo i mq costruibili.
A questi si aggiungano vincoli a favore di canone concordato e di edilizia convenzionata e la perplessità si è trasformata in ribellione. Alcuni cittadini presenti non hanno usato mezze parole per chiarire alla giunta che a queste condizioni "poco convenienti" non sarà fatta alcuna conversione e di conseguenza il Comune non avrà né lo spazio necessario né i soldi degli oneri urbanistici per effettuare i lavori che intende fare sul rio Montiloni".
La minaccia non spaventa il sindaco Martini che anzi, tira fuori dalla manica l'asso degli espropri: "Vedremo cosa accadrà, ma ho i miei dubbi che a tutti convenga restare fermi. In ogni caso le opere di sicurezza idraulica le possiamo fare lo stesso non appena troviamo le risorse e procedendo con gli espropri". La riqualificazione di via Granaio s preannuncia una guerra di posizione tra privati e Comune.
La presentazione ufficiale del documento è stata fatta mercoledì sera in un'assemblea pubblica partecipata da pochi cittadini, qualche tecnico e molti addetti ai lavori. La riqualificazione di via Granaio e dell'area artigianale di Poggetto passa attraverso le cosiddette Umi, unità minime d'intervento. Termine sconosciuto ai più che in sostanza implica un accordo tra i proprietari di immobili che ricadono nella stessa area per poter effettuare interventi di conversioni.
Questo significa che se un imprenditore vuole trasformare un capannone in appartamenti mentre il vicino desidera continuare a produrre, il primo non potrà fare niente. Lungo via Granaio sono state individuate sedici umi mentre a Poggetto quattro. Il sistema, come era prevedibile, non piace affatto ai diretti interessati perché limita la loro libertà e rischia di danneggiare chi ha bisogno di sbloccare un bene fermo come un capannone inutilizzato.
La scelta della giunta di muoversi secondo questo sistema è legata alla messa in sicurezza del rio Montiloni che nei progetti dell'amministrazione dovrà trasformarsi in un vero e proprio parco caratterizzato da piste ciclabili e ponti pedonali. Non solo. Per garantirne la sicurezza idraulica il vedrà il raddoppio dell'alveo nel tratto intubato, la creazione di una vasca d'espansione a valle e il potenziamento di quelle esistenti a valle e a monte. Per far questo c'è bisogno di liberare terreno ora occupato soprattutto da capannoni.
E dunque con le umi, sarà possibile applicare meccanismi perequativi per non svantaggiare chi ha sacrificato il proprio fondo a vantaggio della collettività. Il bene comune non è una motivazione che ha convinto più di tanto i proprietari presenti in sala tanto più quando sono apparsi i coefficienti di costruzione che nel caso di immobili artigianali riducono a meno di un terzo i mq costruibili.
A questi si aggiungano vincoli a favore di canone concordato e di edilizia convenzionata e la perplessità si è trasformata in ribellione. Alcuni cittadini presenti non hanno usato mezze parole per chiarire alla giunta che a queste condizioni "poco convenienti" non sarà fatta alcuna conversione e di conseguenza il Comune non avrà né lo spazio necessario né i soldi degli oneri urbanistici per effettuare i lavori che intende fare sul rio Montiloni".
La minaccia non spaventa il sindaco Martini che anzi, tira fuori dalla manica l'asso degli espropri: "Vedremo cosa accadrà, ma ho i miei dubbi che a tutti convenga restare fermi. In ogni caso le opere di sicurezza idraulica le possiamo fare lo stesso non appena troviamo le risorse e procedendo con gli espropri". La riqualificazione di via Granaio s preannuncia una guerra di posizione tra privati e Comune.
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