Il Tirreno

Prato

Gli imprenditori tornano a investire. Si riparte dalla filiera per non perdere gli ordini

Prato riprende a correre

dall'inviato Ilenia Reali
Prato torna a dire la sua e mostra la qualità dei prodotti. Nella foto i filati del lanificio dell’Olivo
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Prato torna a dire la sua e mostra la qualità dei prodotti. Nella foto i filati del lanificio dell’Olivo

Crescono export e fatturato: il tessile dà l'addio alla crisi

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 FIRENZE. E' inversione di tendenza. E' questa la sensazione che si respira negli stand degli imprenditori pratesi. Il sorriso rischiara i volti degli imprenditori che non gioiscono apertamente per la ripresa cominciata nel 2010 e che sembra destinata a concretizzarsi durante quest'anno ma che, quasi con nonchalance, riprendono a parlare di ordini, di mercati e - dopo tanto silenzio - anche di primi nuovi investimenti.  I NUMERI. Sensazioni supportate dai dati, diffusi dall'Unione industriale pratese nell'edizione partita ieri di Pitti filati, sui primi nove mesi del 2010 dove emerge che l'export di produzioni tessili del distretto è cresciuto del più 10,4 per cento. Crescita a due numeri anche per il fatturato del 2010 del tessile pratese (+13%), a fronte di una perdita di oltre il -17% nel 2009. «La crescita a doppia cifra dell'export - evidenziano - non ha comunque colmato la pesante perdita di export manifatturiero che si è prodotta nel 2009. Nei primi nove mesi del 2010 sono positivi i dati delle vendite estere di tessuti ortogonali (+5,7%), tessuti tecnici e a maglia (+18,9%) e filati (+31,9%). Questi dati positivi si riflettono anche sulle collezioni per la primavera-estate 2012 proposte dalle 40 aziende che partecipano al salone fiorentino.  I MERCATI. Gli ordini in procinto di arrivare sono quelli dei clienti storici. Coloro, le grandi maison di moda, che deluse dalle produzioni cinesi tornano ad acquistare in Europa. Almeno per quanto riguarda i prodotti che devono rendere le loro collezioni uniche e di livello qualitativo più alto. Ci sono stilisti che negli ultimi anni sono rimasti scottati dalla Cina che non si distingue né per mantenere gli accordi presi sia sulla convergenza tra ordine ricevuto e prodotto spedito sia sui tempi delle consegne. E allora meglio rivolgersi ai cari imprenditori pratesi con cui è più facile trattare. Poi c'è il mercato cinese che sta cominciando, davvero e in modo più concreto, a richiedere il "made in Italy" anche quando si parla di semilavorati, come i tessuti e i filati.  LA FILIERA. La gran parte degli investimenti degli imprenditori pratesi sono orientati sulla ricostruzione della filiera. La vera emergenza se gli ordini dovessero davvero raggiungere livelli più alti della media degli ultimi anni.  Il rischio è infatti che si crei un imbuto e che filature e roccature rimaste non saranno sufficienti ad evadere tutto il lavoro. Le aziende più grandi dopo una corsa a razionalizzare i costi e a rendersi più flessibili stanno facendo un passo indietro e cercano di verticalizzarsi o comunque a creare sinergie con gli artigiani.  IL CASO FILPUCCI. «Per noi - commenta Leandro Gualtieri, patron di Filpucci - è andata un po' meglio rispetto alla media. Abbiamo avuto un incremento del fatturato del 25%. Un risultato che credo dipenda dagli investimenti fatti negli ultimi anni legati alla parte commerciale e al rafforzamento della filiera produttiva. In più siamo stati aiutati da una tendenza moda che privilegia la maglieria e che ci dà buone prospettive anche per il 2011».  Gualtieri non lo nasconde. «In questi anni di lunga crisi abbiamo bruciato molte risorse e quindi adesso dobbiamo consolidare la situazione economica». Quindi per ora niente grandi progetti ma interventi per rispondere alla ripresa. Ed ecco che Filpucci sta acquistando macchinari per avere internamente un reparto filatura. «Non investire ora - commenta - sarebbe arrendersi e quindi stiamo cercando di integrare la filiera ricreando reparti delle fasi mancanti, falcidiate dalla crisi. Filature, aspature e roccature, principalmente».  Per ora l'azienda sta lavorando con gli operai che ha e facendo gli straordinari. «Finora abbiamo cercato di sopperire così all'aumento degli ordini ma se la tendenza dovesse continuare dovremo sicuramente fare altre assunzioni».  LINEAPIU' CON LE ALI. Ieri era il debutto ufficiale della nuova Lineapiù di Bastagli. Una nuova veste già evidente dal cambiamento dell'allestimento dello stand. E, se tra i colleghi non sono mancati i mugugni per il passato dell'azienda, anche qui sono da evidenziare i risultati. «Primo trimestre di attività in crescita (+20%) - ha comunicato Alessandro Bastagli - e previsioni positive per il primo anno di esercizio (+5%) per Lineapiù Italia. 8 milioni e 400 mila euro di fatturato (erano previsti 6 milioni 600mila euro) nei primi tre mesi e una previsione di raggiungere 31 milioni 700 mila euro di fatturato a settembre. E infine un investimento: anche in questo caso l'acquisto di una filatura, la Filtek di Montemurlo». «Per garantire ai nostri clienti - ha continuato mister Everlast - un prodotto realizzato tutto internamente all'azienda».  

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