Sicurezza
Un'azienda su quattro è straniera
Ilenia Reali
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Una confezione cinese3 MINUTI DI LETTURA
L'impresa a Prato è sempre più al femminile. E sempre più orientale. Non si è fermata neppure nell'anno buio della crisi, il 2009, l'avanzata delle aziende cinesi che ha segnato un più 13,2% con un incremento di 500 imprese e che le porta a sfiorare le 4.500 unità.
L'ONDA CINESE. L'indagine della Camera di commercio di Prato sull'imprenditoria straniera illustrata ieri nello spazio incontri dell'ente, parla chiaro. L'analisi di dati del 2009 conferma una crescita delle imprese cinesi, in controtendenza con quelle guidate da pratesi ma anche rispetto alle realtà imprenditoriali che parlano altre lingue. La crescita è rilevante in numeri assoluti per il manifatturiero e il dato-novità è lo sviluppo che si trova nel settore tessile - prevalentamente nelle fasi della nobilitazione - che segna un più 19,64%. Percentuale più alta del 13,20% che invece riguarda il settore dominante, quello delle confezioni. Un dato che dimostra come i cinesi stiano cercando di chiudere la filiera delle confezioni e della maglieria con balzi in avanti, che saranno più evidenti nei dati del 2010, per il tessile tradizionale. Una corsa che ritroviamo anche nelle attività immobiliari, più 8,57%, nel trasporto e magazzinaggio (aumenta l'import?), più 42,86% e nel commercio. Commercio che vede un dato di crescita importante per le attività all'ingrosso (che fa ipotizzare un aggiramento delle normative molto più rigide per il dettaglio): 10,56% contro l'8,25% del 2008. Aumentano anche le aziende di capitale - e quindi l'idea di una stabilizzazione sul territorio - che diventano 323 seppur un numero risibile rispetto alle imprese individuali che raggiungono quota 3.929. Bassissimo anche il dato delle società miste dove si trovano appena 33 imprese a partecipazione mista, cinese e italiana. Il turn over rimane da record: le aziende si attestano mediamente sui 2 anni di vita.
LE IMPRESE RICETTIVE. E' questo il settore su cui si concentra lo sguardo degli imprenditori stranieri. In questo settore si trovano quasi 200 imprese per una quota percentuale che è passata dal 16% nel 2008 al 19,4% nel 2009 per sfiorare il 22% nel 2010. Un dato influenzato massicciamente dall'imprenditoria cinese ma che evidenzia un interesse anche degli albanesi (più 25%) e dei marocchini (più 40%) che sembrano in parte riciclare, anche se non in forma diretta ma attraverso il coinvolgimento delle donne delle famiglie, parte dell'attività un tempo destinata alle costruzioni.
COSTRUZIONI. La sensazione dai dati presentati dalla Camera di commercio, con la collaborazione del responsabile dell'ufficio studi Dario Caserta e dell'antropologa Anna Masden, è che in questo settore stia accadendo qualcosa. Le immobiliari cinesi sono diventate 76, le aziende di costruzioni 22. Una crescita rispettivamente dell'1,69 e dello 0,49 (in assoluta controtendenza rispetto all'imprenditoria degli altri cittadini stranieri) che fa ipotizzare un interesse per questo settore tipico, non a caso, del riciclaggio proprio come quello delle attività ricettive.
LE DONNE ALBANESI. E' tra coloro che arrivano dall'Albania che si evidenzia in modo massiccio l'impegno delle donne, dato comunque che coinvolge tutti. Il 25% in più ha infatti aperto un'azienda mentre i maschi-imprenditori calano dello 0,66%.
L'ONDA CINESE. L'indagine della Camera di commercio di Prato sull'imprenditoria straniera illustrata ieri nello spazio incontri dell'ente, parla chiaro. L'analisi di dati del 2009 conferma una crescita delle imprese cinesi, in controtendenza con quelle guidate da pratesi ma anche rispetto alle realtà imprenditoriali che parlano altre lingue. La crescita è rilevante in numeri assoluti per il manifatturiero e il dato-novità è lo sviluppo che si trova nel settore tessile - prevalentamente nelle fasi della nobilitazione - che segna un più 19,64%. Percentuale più alta del 13,20% che invece riguarda il settore dominante, quello delle confezioni. Un dato che dimostra come i cinesi stiano cercando di chiudere la filiera delle confezioni e della maglieria con balzi in avanti, che saranno più evidenti nei dati del 2010, per il tessile tradizionale. Una corsa che ritroviamo anche nelle attività immobiliari, più 8,57%, nel trasporto e magazzinaggio (aumenta l'import?), più 42,86% e nel commercio. Commercio che vede un dato di crescita importante per le attività all'ingrosso (che fa ipotizzare un aggiramento delle normative molto più rigide per il dettaglio): 10,56% contro l'8,25% del 2008. Aumentano anche le aziende di capitale - e quindi l'idea di una stabilizzazione sul territorio - che diventano 323 seppur un numero risibile rispetto alle imprese individuali che raggiungono quota 3.929. Bassissimo anche il dato delle società miste dove si trovano appena 33 imprese a partecipazione mista, cinese e italiana. Il turn over rimane da record: le aziende si attestano mediamente sui 2 anni di vita.
LE IMPRESE RICETTIVE. E' questo il settore su cui si concentra lo sguardo degli imprenditori stranieri. In questo settore si trovano quasi 200 imprese per una quota percentuale che è passata dal 16% nel 2008 al 19,4% nel 2009 per sfiorare il 22% nel 2010. Un dato influenzato massicciamente dall'imprenditoria cinese ma che evidenzia un interesse anche degli albanesi (più 25%) e dei marocchini (più 40%) che sembrano in parte riciclare, anche se non in forma diretta ma attraverso il coinvolgimento delle donne delle famiglie, parte dell'attività un tempo destinata alle costruzioni.
COSTRUZIONI. La sensazione dai dati presentati dalla Camera di commercio, con la collaborazione del responsabile dell'ufficio studi Dario Caserta e dell'antropologa Anna Masden, è che in questo settore stia accadendo qualcosa. Le immobiliari cinesi sono diventate 76, le aziende di costruzioni 22. Una crescita rispettivamente dell'1,69 e dello 0,49 (in assoluta controtendenza rispetto all'imprenditoria degli altri cittadini stranieri) che fa ipotizzare un interesse per questo settore tipico, non a caso, del riciclaggio proprio come quello delle attività ricettive.
LE DONNE ALBANESI. E' tra coloro che arrivano dall'Albania che si evidenzia in modo massiccio l'impegno delle donne, dato comunque che coinvolge tutti. Il 25% in più ha infatti aperto un'azienda mentre i maschi-imprenditori calano dello 0,66%.
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