Il Tirreno

Prato

Sostegno ai disoccupati, solo 348 domande

Sostegno ai disoccupati, solo 348 domande

Perplessi sindacati e assessori. Un'indagine a campione su 200 aventi diritto

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PRATO. Trecentoquarantotto a venerdì sera. E' il numero delle domande del cosiddetto bando "linea uno" per accedere ai primi cinque milioni di euro dei 25 complessivi messi a disposizione del governo per i disoccupati. O meglio, contributi per coloro che usciti dal lavoro sono rimasti senza più la protezione degli ammortizzatori sociali, per coloro ai quali mancano pochi anni contributivi per la pensione (circa 200 casi) e per la formazione. Trecentoquarantotto domande sulle 3.700 - questo il calcolo iniziale fatto da Provincia, Comune e sindacati degli aventi diritto - sono una goccia nel mare. Inoltre le richieste per questa prima tranche di contributi si chiuderanno - salvo proroghe possibili - tra dodici giorni, il 4 febbraio, e se il ritmo continuerà ad essere questo, una buona fetta di quei cinque milioni è destinata a restare "senza padrone".  Perplessi sindacati e amministratori pubblici. «Sono convinto che la gran parte di lavoratori che pure potrebbero accedere ai 650 euro al mese per sei mesi, non abbiano capito che ne hanno diritto o non sanno cosa fare per ottenerli» è l'opinione di Manuele Marigolli, segretario generale Cgil. D'accordo il segretario dei tessili Massimiliano Brezzo: «E' un un problema di informazione». Gli annunci dei bandi sono finiti sui giornali locali, ora è partita una campagna televisiva e tra oggi e domani dovrebbero arrivare qualcosa più di duemila lettere nominali che Provincia e Comune hanno spedito a ciascun lavoratore che rientra nei parametri per chiedere e ottenere il sostegno al reddito. «Credo però - continua Marigolli - che sia una fase così difficile che la gente non ha più fiducia nemmeno in quei rari casi in cui gli aiuti sono veri».  Fatto sta che i conti degli aventi diritto sono stati rifatti da capo: con qualche sorpresa. Perchè la ripresina c'è e dalle liste di mobilità (possono accedere ai contributi i dipendenti delle aziende con meno di quindici operai che non percespiscono più l'indennità di disoccupazione ma hanno comunque diritto di restare nella lista per tre anni), sono sparite in questi ultimi mesi almeno un migliaio di posizioni. Si tratta di lavoratori che sono stati riassorbiti. Ed è per questo motivo che le lettere che avrebbero dovuto essere poco più di tremila sono poco più di duemila.  Ma basta la ripresa, forse momentanea, del lavoro nelle fabbriche a spiegare l'assenza di domande a fronte di diecimila licenziamenti effettivi avvenuti nel distretto negli ultimi cinque anni? Marigolli dubita. «Perchè - continua - anche quelli che sono usciti dalle liste di mobilità, dopo i tre anni di permanenza e che non hanno ritrovato lavoro, hanno diritto al sostegno e di questi casi ce ne sono tantissimi». A disincentivare la richiesta di contributi potrebbe essere, allora, la quota di lavoro nero in aumento? Scettici sindacalisti e amministratori pubblici: «C'è bisogno di capire bene cosa sta accadendo - dice l'assessore ai Rapporti istituzionali Filippo Bernocchi - ma certamente il tessile in questa fase di lavoro nero o grigio, col fuoribusta, non ne fa». Possibile, invece, che lavoretti precari, certamente in nero, in casa o in condominio, per lo più, contrastino con l'obbligo del bando di effettuare, a fronte del contributo, 120 ore di formazione da iniziare immediatamente. Ma anche in questo caso - ne è convinto il pool che lavora sulla formazione dei bandi - si tratta di numeri piccoli. Infine da deterrente potrebbe fare l'obbligo di presentare l'Isee che da regolamento si calcola sul reddito dell'intero nucleo familiare.  «L'impressione però - è il commento dell'assessore al Lavoro Ambra Giorgi - è che la crisi sia più complessa di quello che appare e che sia necessaria una rilettura complessiva della situazione». Un approfondimento che Bernocchi, Giorgi e i sindacati cominceranno prestissimo con un'indagine a campione su duecento disoccupati tra gli aventi diritto al sostegno, ai quali verrà consegnato un questionario redatto dai sindacati e da compilare. Prima di qualsiasi nuovo bando (altri 16 milioni sono destinati ai disoccupati, 4 alla formazione e 5 a chi sta per andare in pensione) la volontà è quella di capire.

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