Il Tirreno

Prato

«Gli stranieri continuano a non essere ascoltati»

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PRATO. I test d'italiano per gli stranieri? Una "forzatura" bella e buona. «L'integrazione non si fa così, creando separazioni e spaccature fra cittadini stranieri di serie A e di serie B». E' molto preoccupato, Qamil Zejnati, sindacalista albanese della Uil pratese con il pallino della musica (suonava il flauto traverso nell'orchestra sinfonica albanese), da oltre venti anni residente in città e diventato cittadino italiano nel 2004. La cittadinanza l'ha presa anche la moglie, a Prato stanno crescendo due figli adolescenti che, quando tornano in Albania dai parenti, fanno il diavolo a quattro per mangiare un piatto di spaghetti nostrano. «Questa città non può essere amministrata senza dare strumenti di partecipazione degli stranieri. Che fine ha fatto il progetto della consulta caro all'assessore Silli? La sinistra che storicamente ha governato la città ha sempre escluso i cittadini immigrati dalla partecipazione, la destra invece fa promesse e non le mantiene. Gli stranieri non hanno mai voce in capitolo, eppure c'è gente che vive qui da anni, paga le tasse e contribuisce allo Stato italiano». Sta succedendo, secondo Qamil, che le seconde e le terze generazioni stiano rivendicando con forza le proprie radici culturali, sentendosi "diversi" rispetto ai coetanei italiani. «Spero di no ma se continueremo così tra qualche anno Prato diventerà come Parigi e avrà il fenomeno delle banlieus». Mar.Lar.

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