Il Tirreno

Prato

Sarebbe uscito nel 2013

L’interno del carcere della Dogaia
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L’interno del carcere della Dogaia

Il giovane detenuto suicida alla Dogaia

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 PRATO. «Dietro a tragedie come questa c'è sempre un disagio personale e familiare». Così Vincenzo Tedeschi, direttore del carcere della Dogaia, commenta il dramma di giovedì pomeriggio, quando un detenuto di appena 22 anni si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo.  Il giovane detenuto era originario di Siracusa ed era stato trasferito nella casa circondariale di Prato per scontare una pena per spaccio di droga. Non sarebbe uscito molto presto, solo nel 2013, e forse proprio questo lo ha indotto a farla finita. Altri due anni di carcere, per un ragazzo che di anni ne ha solo 22, possono sembrare un'eternità, ma forse nessuno saprà mai i motivi del suicidio perché sembra che il giovane non abbia lasciato alcun biglietto. «Quello che posso dire è che era seguito - spiega il direttore del carcere - così come tutti gli altri detenuti. Nonostante le nostre difficoltà, è stata assicurata una sorveglianza più che adeguata». A dicembre lo stesso Tedeschi aveva avuto occasione di sottolineare come il carcere della Dogaia, al pari di altre strutture carcerarie italiane, sia alle prese col sovraffollamento (712 detenuti a fronte di una capacità regolamentare di 476) e con la carenza di organico (231 agenti di polizia penitenziaria a fronte di un organico di 344).

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