Toscana
La passione "tradita" per la musica «Ora combatto le paure dei pazienti»
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PRATO. Filippo Bressan è un uomo di corsia. Anzi, un musicista che ha "tradito" il palcoscenico per fare il medico e mettersi in tasca una specializzazione in anestesia e rianimazione. «Non ho mai avuto una vocazione - dice - Semmai l'ambizione d'imparare un mestiere al meglio, un mestiere interessante come questo perché aiuta le persone a esorcizzare la paura della malattia e della morte». La passione per la musica classica e la letteratura l'ha condotto su altre strade prima di approdare alla medicina. «C'è stato un momento, al liceo, in cui volevo diventare direttore d'orchestra», ammette. Fu al conservatorio che, a 14 anni, mosse i primi passi nel mondo della musica. «Dopo i corsi di violoncello, mi sono dedicato alla coralità - racconta - In quel periodo fondai un gruppo vocale, facevamo musica rinascimentale». La carriera nello spettacolo sembrava imboccata. «Ma i primi contatti con le case discografiche mi hanno fatto cambiare idea, per loro l'immagine conta più del prodotto e mi allontanai disgustato nonostante una tournée all'estero e tre dischi». Per fortuna l'8 in condotta non gli ha impedito, nel frattempo, di diplomarsi con (quasi) il massimo dei voti ed entrare alla Facoltà di medicina di Bologna. «Siccome con la scrittura me la cavavo benino, cominciai a collaborare con La Gazzetta di Prato - racconta - Mi occupavo di musica e spettacoli. Non mi interessava granché la professione, lo facevo più che altro per l'indipendenza economica, tant'è che quando da collaboratore mi offrirono la possibilità di diventare un giornalista, smisi». Quando guarda indietro e torna con la mente ai banchi di scuola pensa: «Per essere partito da zero e senza sponsor, un po' di strada credo di averla fatta...». B.B.
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