Il Tirreno

Prato

Il mondo visto da Washington

Annalisa Fedelino nel suo ufficio a Washington
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Annalisa Fedelino nel suo ufficio a Washington

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Non sognava le relazioni internazionali, ma ne ha fatto, prima una professione e poi uno stile di vita in famiglia.  Annalisa Fedelino, pratese, frequenta il liceo classico e s'iscrive alla facoltà di Economia e commercio senza avere granché le idee chiare sul suo futuro. L'orizzonte si fa più nitido ai suoi occhi quando capisce di non voler fare la commercialista, e soprattutto, di non avere nessuna intenzione di tenersi quel posto di lavoro alla multinazionale farmaceutica Lilly. 

Galeotto fu un viaggio-studio negli Stati Uniti che le ha spalancato le porte del Fondo Monetario Internazionale, a Washington, dove tutt'oggi vive e lavora. «E' un posto bellissimo che ti permette d'incontrare facce di tutto il mondo anche nel breve viaggio in ascensore», dice entusiasta.  «Dopo la laurea ricordo di aver partecipato a una fiera sul lavoro - racconta - dopodiché, l'azienda farmaceutica Lilly mi chiamò per un colloquio. Ci andai, stetti lì un pomeriggio intero e da trenta candidati rimanemmo in dieci: alla fine mi presero, solo che dopo tre mesi di esperienza capii che l'ambiente aziendale non faceva per me e mi licenziai per continuare a studiare perché sentivo che quella era la mia strada».  Continuando a seguire l'istinto Annalisa si è iscritta al dottorato di ricerca all'Università europea di Fiesole. Mentre si trovava in California per frequentare l'ultimo anno, l'idea d'intraprendere una carriera nell'insegnamento s'infrange definitivamente nel momento in cui viene "scelta" dal Fondo Monetario Internazionale. «Ho iniziato nel '94 pensando di rimanerci un paio d'anni e invece sono ancora qua - continua - Nel frattempo ho conosciuto mio marito, un greco, da cui ho avuto tre figli: Lorenzo, Elena e Luca». Del resto, coi rapporti internazionali si era fatta abbastanza le ossa sul lavoro, che non guastava in un'ottica di famiglia multietnica. «All'inizio viaggiavo molto in team e la nostra missione era quella di dare consigli di natura economica ai paesi di tutto il mondo - racconta - Sono stata molte volte in Africa, in Giordania, in Cina e in Tanzania di cui, forse, ho il ricordo più bello per aver contribuito alla cancellazione del debito pubblico grazie a un programma congiunto di banche e Fondo. E' stata una bella esperienza perché ho lavorato in quel paese in periodo di grandi riforme e ho capito che al di là delle lotte, rispetto ad altri paesi vicini, la Tanzania è uno di quelli che più ricerca l'unità sociale. Ho promesso ai miei bambini di portarceli un giorno».  «Lavorare al Fondo significa anche aver accesso ai massimi livelli della scala sociale di un paese perché si tratta di un'organizzazione internazionale ben considerata in tutto il mondo - aggiunge - Tra le persone che ho conosciuto, Tommaso Padoa Schioppa è una di quelle che ho stimato di più non solo per le politiche di bilancio in Italia, ma anche per la sua capacità di dibattere in maniera aperta su qualsiasi tema». 

E dopo tanto viaggiare, Annalisa ha deciso di mettere radici in un luogo. Da aprile, infatti, è passata all'organizzazione interna per occuparsi del bilancio del dipartimento. «Una scelta, ma anche una promozione», ci tiene a sottolineare cogliendo l'occasione per far notare che le soddisfazioni professionali non arrivano quasi mai senza presentare il conto. «Il mio prezzo da pagare è la lontananza dai genitori, da mia sorella e dalle mie nipotine - dice - Per sentirsi più vicina a me, mia mamma, a 80 anni ha addirittura imparato a usare Skype e ora è felicissima...». Nella sua città Annalisa torna sempre volentieri senza pensare a quando, da ragazzina, sognava di andarsene via.

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