Il dolore
Durante il soggiorno hanno percepito una strana atmosfera. I coniugi Marcucci raccontano la vigilia della rivolta del pane
Scampati per un soffio alla "guerra" di Tunisi
Eleonora Barbieri
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Scontri a TunisiFamiglia poggese era in viaggio. E' rientrata in Italia col traghetto appena in tempo
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PRATO. Scampati alla guerra del pane di Tunisi per un soffio. E' capitato ad una coppia di poggesi che ha deciso di trascorrere qualche giorno di vacanza in Tunisia. Massimo Marcucci e la moglie hanno fatto appena in tempo a prendere il traghetto. Poche ore dopo è scoppiata la rivolta a Tunisi. Tornare a casa e vedere alla tv le immagini di quei luoghi invasi dalla protesta del popolo repressa nel sangue, è stato scioccante. «Quando eravamo lì, non ci siamo accorti di nulla - racconta Massimo che di mestiere fa il tassista a Poggio - avevamo la percezione di una strana atmosfera, ma da qui a ipotizzare scenari del genere ce ne corre. Mi ha fatto effetto vedere nel sangue tutti i posti che avevamo visitato. Da quel momento siamo incollati alla televisione e seguiamo l'evoluzione della situazione. E' come se avessimo chiuso la porta e fosse iniziata la rissa». Massimo ci mostra una foto dove sono visibili due pullman antisommossa all'entrata della città, segno che qualcosa nell'aria c'era già. «Sembra che i disordini nel sud della regione fossero già iniziati - ma noi non ce ne siamo accorti. Quanto agli autobus pensavamo che fosse un normale dispiegamento di mezzi delle forze dell'ordine». I coniugi Marcucci hanno potuto fotografare la Tunisia poche ore prima che scoppiasse "la rivoluzione". «E' un Paese in miseria assoluta - prosegue Marcucci - tutti chiedono l'elemosina, dai più piccoli ai più grandi. Pensavamo fosse una consuetudine, ma quando anche il doganiere è arrivato a chiederci un regalo in cambio della restituzione del passaporto abbiamo capito che la povertà è dilagante. Lo stipendio medio si aggira intorno alle 200 euro. E' triste. Abbiamo viaggiato in camper e per stare tranquilli, la notte, abbiamo pagato un poliziotto che sorvegliasse il posto dove ci eravamo fermati». Paese povero e senza libertà. «Esprimere le proprie opinioni non è così semplice in Tunisia. Le persone sono controllate costantemente, anche nei locali pubblici e intorno ai palazzi istituzionali c'è un incredibile dispiegamento di forze dell'ordine». Nonostante tutto, la Tunisia ha il suo fascino: «C'è un'enorme differenza tra le bellezze naturali e artistiche e il bassissimo tenore di vita e di civiltà».
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