Il Tirreno

Prato

L’architetto Centauro ha lavorato ad un progetto per il restauro del centro storico

Idee per ricostruire L'Aquila

Maria Lardara
L’architetto Centauro insieme all’èquipe di studenti universitari
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L’architetto Centauro insieme all’èquipe di studenti universitari

«Il tessile rigenerato ci ha aiutato nel riutilizzo delle malte antiche»

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PRATO. Dalla polvere delle macerie alla rinascita in terra d'Abruzzo. Mattone dopo mattone, le chiavi per rimettere in piedi il centro storico dell'Aquila sono custodite a Prato, nello studio delGiuseppe Centauro, l'architetto consulente del sindaco Cenni con una cattedra di restauro urbano a Firenze. Gli occhi degli abruzzesi che sognano di restituire L'Aquila alla sua antica bellezza in questi giorni erano puntati su lui e sull'equipe di dieci studentesse del dipartimento di Costruzioni e Restauro. Un anno di trasferte per fare su e giù da Firenze a L'Aquila, appassionandosi a intonaci e malte su 105 edifici danneggiati così da farne una battaglia civile al di là dell'impegno scientifico, è stato coronato dalla presentazione avvenuta giovedì pomeriggio insieme al sindaco dell'Aquila Massimo Cialente e allo stesso Centauro: "Studi e ricerche per la ricostruzione post sisma del 6 aprile 2009", s'intitola così il volume che raccoglie la ricerca effettuata tra febbraio e luglio 2010. Nel mettere a punto questo strumento scientifico (sarà una guida per i tecnici), frutto di una collaborazione siglata tra Comune dell'Aquila e Università di Firenze, Centauro ha fatto tesoro della lezione pratese sul tessile rigenerato. «Laggiù hanno 4 milioni di tonnellate di macerie da smaltire - spiega -. L'indagine prevede il riutilizzo di malte antiche e di pregio opportunamente rigenerate». Il primo viaggio a L'Aquila di Centauro risale nel maggio 2009, all'indomani del terremoto. Fu allora che lo accarezzò la sfida della ricostruzione tanto da lanciarla come proposta al suo dipartimento universitario, complice l'amicizia con l'architetto aquilano Gianfranco Gracchi che da anni vive e lavora a Prato. E le allieve di restauro urbano e delle superfici di monumenti lo hanno seguito in questa impresa, in nome dell'impegno civile senza peraltro guadagnarci niente (per ora sono senza finanziamenti). Come ha ricordato il sindaco Cialente, «lo scopo è una ricostruzione più sicura sotto il profilo della vulnerabilità sismica». E così ha operato lo staff di Centauro tutto al femminile (ne fa parte anche la figlia Irene, insieme a Natascia Crescenzi, Alessandra Fusi, Anna Gracchi, Elena Montomoli, Simona Pelucchini, Desirè Stamerra, Enrica Ventrella, Silvia Vezzosi e Rosanna Villani), studiando la leggerezza e resistenza dei materiali architettonici in modo da scongiurare per il futuro altre conseguenze catastrofiche. Intanto, il 22 gennaio prossimo nel capoluogo abruzzese s'inaugurerà la mostra degli elaborati dello studio di Centauro, cui seguirà subito dopo una tavola rotonda e per il 28 gennaio un convegno. Ma il legame tra Prato e L'Aquila si annoda lungo i secoli, a partire dal nostro castello federiciano. «L'aquila - fa notare Centauro - è una simbologia che richiama l'impero di Federico». Per questo in progetto potrebbe esserci l'idea di portare a Prato la mostra sulla ricostruzione dell'Aquila.

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