Sicurezza
Sentenza a sorpresa sul caso del Convitto Cicognini. La maestra era difesa dal fratello di Michele Santoro
Fece pulire all'alunno il bagno della scuola: assolta
Paolo Nencioni
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PRATO. Non è reato far pulire il bagno della scuola ai bambini di terza elementare per insegnare loro che non si sporca. Lo ha stabilito il giudice monocratico Micaela Lunghi, che ieri ha assolto un'insegnante all'epoca dei fatti in servizio al Convitto Cicognini dall'accusa di abuso dei mezzi di correzione. La docente aveva fatto anche di più: aveva organizzato una specie di sorteggio tra i bambini per stabilire chi dovesse essere il "fortunato" alunno che avrebbe pulito, visto che il "colpevole" non si trovava. L'episodio risale al 27 febbraio del 2007 e aveva suscitato un certo clamore in seguito alla denuncia presentata dai genitori del bambino di 9 anni incaricato della pulizia, residente a Bagni di Lucca, che poi fu ritirato dalla storica scuola dove studiarono D'Annunzio e Malaparte. Sembra che uno studente delle scuole medie del Convitto avesse trovato i bagni sporchi e dette la colpa agli alunni delle elementari, suggerendo all'insegnante di farli pulire a loro. La maestra chiese chi era stato a "farla fuori dal vaso" ma nessuno si fece avanti e così fu organizzato un sorteggio. Qualche giorno dopo il bambino a cui era toccato il compito raccontò l'episodio ai genitori, che si arrabbiarono molto, anche perché il figlio aveva vissuto la cosa come un'umiliazione. All'epoca il rettore del Convitto, Daniele Santagati, poi a sua volta indagato per peculato, dette ragione ai genitori, dicendo che l'insegnante aveva commesso «un errore imperdonabile» e avviò un procedimento disciplinare. In aula la maestra, originaria di Salerno, non ha negato i fatti, anzi ne ha rivendicato il merito, sostenendo che se dovesse ricapitare una situazione simile lo rifarebbe. L'insegnante era difesa dall'avvocato Giocondo Santoro, fratello di Michele, il conduttore televisivo di Annozero, che ha sostenuto che il sorteggio in fondo è una cosa democratica. Tesi radicalmente contestata dal pubblico ministero Carlo Cioni, secondo il quale si trattò di una punizione ingiusta: per questo ha chiesto una condanna a 20 giorni, il minimo. Ma il giudice ha ritenuto che non ci fossero gli estremi per la condanna e ha assolto la maestra.
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