Il Tirreno

Prato

Cenni incontra le ex commesse Sasch

Cristina Orsini
Le tre ex commesse Sasch di Rizziconi in piazza del Comune
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Le tre ex commesse Sasch di Rizziconi in piazza del Comune

Protesta silenziosa delle tre ragazze calabresi in consiglio comunale

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 PRATO. Ferme, a sedere dalle 16 alle 18,30. Lato pubblico, prima fila. Davanti il cartellone: "Sasch Rizziconi (frazione di Reggio Calabria), dove sono i nostri soldi? Noi li vogliamo". Ecco, la protesta delle tre ex commesse Sasch di Reggio - escluse per pochi giorni da ogni e qualsiasi accordo sindacale sui dipendenti del gruppo e rimaste quindi senza alcuna garanzia di rientrare da stipendi e tredicesima non pagati - va in scena così, ieri, in consiglio comunale. Non una parola o un gesto fuori posto. Nemmeno quando mezz'ora più tardi è entrato in aula Roberto Cenni, patron del gruppo, ma nei panni di sindaco. Tre ragazze coraggiose e testarde arrivate dal sud per chiedere il riconoscimento di qualche diritto - perchè di questo si tratta - contornate e quasi sommerse dalla sessantina di fan del sindaco: come annunciato in consiglio è arrivato anche lo stranamente attempato popolo di facebook "Io sto con Cenni". A destra i supporter del sindaco, dall'altra parte il comitato del centro storico col cuore a sinistra, il segretario Idv Salvo Ardita, alcuni esponenti del Pd (Bosi, Sapia, Marini) e il segretario generale dei tessili Cgil Massimiliano Brezzo. Tutti lì per le ragazze. Teatro dell'assurdo con picchi verso l'abisso. Perché la determinazione delle tre ex commesse Sasch - due contratti di apprendistato da 1.000 euro al mese, uno a tempo indeterminato di una madre di tre figli di 6, 9 e 12 anni - è stato letto attraverso la lente della strumentalizzazione. Anche troppo facile. Qualcuno, il Pd? o forse la Cgil? avrebbe manovrato per farle salire a Prato, naturalmente pagando loro le spese. Tutto per mettere in difficoltà l'imprenditore-sindaco. «E' che non ci è venuto in mente - è stato il commento ironico di una consigliera comunale Pd - altrimenti sarebbe stata una bella idea». Invece no, Isoline, Roberta e Maria Rosa hanno deciso tutte sole di salire, perché da perdere non hanno proprio più nulla e quella manciata di euro, necessari al viaggio e al pernottamento, li hanno tirati fuori di tasca loro.  Vicenda finita male? No. Un risultato - nonostante gli applausi a scena aperta al sindaco al suo ingresso in aula, coi consiglieri del centrodestra in piedi per dimostrare comprensione e partecipazione - c'è stato. E ancora una volta protagonista è stato Cenni, l'imprenditore. Che ha ricevuto le ragazze, accompagnate nel suo studio dal sindacalista. Nemmeno mezz'ora di colloquio, attorno al tavolo ovale, per uscire almeno con una speranza. Franco il discorso: Isoline, Roberta e Maria Rosa - ha fatto presente Brezzo - sono state licenziate dal gruppo pochi giorni prima che il sindacato chiudesse l'accordo sui dipendenti. Quindi per ottenere i crediti che vantano (8-9mila euro ciascuna) dovrebbero attendere i tempi dei concordati. «L'azienda però - spiegano le ragazze - aveva annunciato che avrebbe ritirato i licenziamenti e non l'ha fatto». Ragionamento piano: siccome a commettere l'errore è stata la Sasch, che qualcuno ora si frughi in tasca. La proposta è quella, con un atto di volontà, di dare alle tre ex commesse 1.000 euro in qualità di creditori «perchè - dice Brezzo - lo sono». E di garantirne altri 5.300 come incentivo all'esodo. Né più né meno ciò che è stato dato agli altri ex dipendenti Sasch. «La volontà di aiutarle c'è - è stata la risposta di Cenni - Altrimenti non le avrei incontrate. Farò quello che è possibile rispettando però le procedure concordatarie».

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