Finanza
La cura dimagrante di Cravedi
Giovanni Ciattini
L'Asl 4 quest'anno dovrà ridurre la spesa di 9 milioni: ecco le linee guida
4 MINUTI DI LETTURA
PRATO. Meno risorse, identica qualità. E' questo l'obiettivo del direttore generale dell'Asl 4 Bruno Cravedi, anche lui, come i colleghi manager delle altre aziende sanitarie toscane, chiamato a fronteggiare per il 2011 la riduzione dell'assegnazione alla Regione Toscana da parte del Fondo sanitario nazionale. La sforbiciata è consistente: 300 milioni di euro. La percentuale su Prato è del 6%. Il che tradotto in fondi a disposizione significa per l'Asl 4 contare per il bilancio 2011 su 361 milioni di euro, questo comporterà una manovra di risparmi pari a 8,5-9 milioni di euro. Sarà un anno difficile per la sanità pratese? I cittadini che cosa devono attendersi? «Non si accorgeranno di nulla. In questi ultimi quattro anni abbiamo sempre chiuso in pareggio e ottenendo la certificazione dei bilanci. I cittadini non hanno sofferto di una diminuzione di prestazioni, anzi, ritengo che alcuni servizi abbiano raggiunto risultati di eccellenza: penso ad Oncologia, Neonatologia, Reumatologia. Ed anche il Pronto Soccorso, come si può constatare, è stato molto migliorato anche con l'aiuto della Regione. E posso assicurare che tutto ciò che attueremo per ottimizzare le risorse sarà all'insegna delle indicazioni del presidente Rossi: non toccare i servizi e le prestazioni». In quali settori dell'azienda sanitaria si dovrà incidere per ottenere i risparmi necessari? «Bisogna lavorare su due direttrici: ricercare una migliore organizzazione per ridurre gli sprechi e puntare ancor di più sull'appropriatezza delle cure. Faccio alcuni esempi: si può ottenere un risparmio riducendo i tempi di degenza. E questo può avvenire se gli accertamenti diagnostici vengono svolti prima del ricovero in modo tale che, negli interventi programmati, il tempo di permanenza in ospedale si riduca al minimo. Un altro problema riguarda la duplicazione e l'inappropriatezza degli esami. E' ormai noto che un terzo degli esami specialistici vengono ritenuti inappropriati. Occorre quindi che i medici di base, gli specialisti e i medici ospedalieri, all'interno del percorso terapeutico del paziente, tengano di maggior conto di questo aspetto. Ci deve essere una gradualità degli esami: insomma non si può prescrivere, salvo casi particolari, una Tac saltando le altre tappe: radiografia, risonanza magnetica, ecografia». Ci si può ammalare anche quando ci si cura. «Ridurre alcuni tipi di esami rappresenta una maggiore protezione della salute dei pazienti: si riducono i possibili rischi. Per questo la messa in rete di tutta la documentazione sanitaria di ciascun paziente servirà ad evitare la ripetizione di un esame. Non solo: questa pratica, esteso all'area vasta, consentirà di migliorare l'interazione fra i vari ospedali in modo da ottenere in tempi rapidi consulti sui pazienti così da individuare il percorso più idoneo da seguire. Inoltre la rete informatizzata delle immagini consentirà un risparmio sulle pellicole e sulla carta che ci consentirà di recuperare risorse da investire in altri settori». Si parla tanto di spreco di farmaci: ne abusiamo così tanto? «In America l'abuso di farmaci è la quarta causa di morte. In effetti si possono prevenire rischi per la salute, oltre a risparmiare denaro pubblico, riducendo il consumo dei farmaci. In questo senso noi abbiamo raggiunto ottimi risultati, alla pari dell'Asl di Empoli, riducendo la spesa farmaceutica. Nel 2010 abbiamo ottenuto buoni risultati per quanto riguarda l'impiego di antibiotici in ospedale. Serve inoltre maggiore appropriatezza nella prescrizione dei farmaci biologici, molto costosi (800-900 euro l'uno), impiegati in dermatologia, oncologia e reumatologia. Noi l'assistenza l'assicuriamo a tutti, naturalmente, soltanto dobbiamo migliorare il sistema delle compensazioni riferite ai pazienti provenienti da altre regioni. Un altro aspetto sul quale noi stiamo sensibilizzando i medici di base è la maggiore prescrizione dei farmaci generici che hanno la stessa efficacia terapeutica, a fronte di un costo minore, di quelli col marchio». I risparmi toccheranno anche il personale? «E' prevista una riduzione dell'1,4% della spesa del personale rispetto al costo del 2006. Questo significa che dobbiamo valorizzare meglio le risorse intervenendo nell'organizzazione attraverso moduli diversi da quelli attuali. Tenendo conto ormai gran parte del personale è laureato, sia medici che infermieri, dobbiamo metterlo in condizione di lavorare al meglio, sia in ospedale che sul territorio». Altri settori di intervento? «Risparmi arriveranno dalle economia di scala, penso sia agli acquisti di prodotti attraverso l'Estav ma anche a ciò che in futuro si potrà ottenere dalla gestione unitaria dei quattro nuovi ospedali per quanto riguarda servizi come lavanderia, ristorazione, manutenzione». Resta irrisolto il problema dei fondi destinati a Prato non commisurati all'effettiva popolazione. Vi sono venti o trentamila clandestini che ricevono assistenza sanitaria ma per i quali non vengono stanziate risorse. «E' vero, c'è una sottostima della popolazione pratese. Noi vogliamo comunque assicurare a queste persone tutte le prestazioni di cui hanno bisogno ma occorre un sostegno straordinario perché garantire a loro assistenza non deve significare sottrarre risorse ai pratesi o ai toscani. Per questo motivo occorre che il Governo preveda finanziamenti specifici per le cure ai clandestini».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
