Attenzione
La campagna lanciata da Ermini: «Penalizzato chi lavora nello spettacolo»
Sulla scena, ma senza contributi
Ba.Bu.
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PRATO. «Se vendo e vivo del mio prodotto, perché non posso pagarmi i contributi?» A rivendicare il diritto d'autonomia d'impresa come artigiana del teatro è Maila Ermini, autrice, attrice, regista fondatrice del teatro La Baracca di Casale e di una casa editrice locale. Del suo caso, curioso, ha fatto una bandiera che sventola per portare avanti la battaglia dei tanti lavoratori autonomi del mondo dello spettacolo. L'Enpals - l'ente previdenziale a cui fanno riferimento - prevede infatti che una parte dei contributi sia a carico del committente. Regola che fa eccezione solo nel caso dei musicisti, i quali risultano esenti da questo obbligo. Il quadro normativo che lo prevede è contenuto nella Finanziaria 2004, che ha introdotto per la sola categoria dei lavoratori autonomi esercenti che svolgono attività musicali, alcune innovazioni in materia di certificato di agibilità e di obblighi contributivi, per cui il lavoratore può provvedere direttamente al pagamento dei contributi. Una forma di discriminazione nei confronti degli altri autonomi dello spettacolo, che a Maila Ermini non vuol proprio andar giù. «Se è vero che si vuole sviluppare l'artigianato e la piccola impresa - afferma - bisogna cominciare a sciogliere questi cappi, altrimenti non si va da nessuna parte. Occorre capire che se un lavoratore può pagarsi i contributi, avrà tutto l'interesse a mettersi in regola: mantendo lo status quo si complica soltanto l'iter burocratico a carico del committente rischiando, pertanto, l'evasione». «Confartigianato - evidenzia la responsabile della Federazione Artigianato Artistico, Elena Benelli - è disponibile a fornire approfondimenti sulla normativa vigente per tutti i lavoratori autonomi dello spettacolo con partita Iva e a studiare un percorso di fattibilità per apportare cambiamenti alla normativa vigente, al fine di creare le condizioni di pari opportunità fra tutti i lavoratori autonomi dello spettacolo». All'origine della battaglia capeggiata da Ermini ci sarebbe anche dell'altro. «Come lavoratori autonomi non abbiamo accesso ad alcun tipo di finanziamento pubblico - aggiunge - ne ha diritto solo chi si costituisce in associazione. Tuttavia, sciogliere questi vincoli significherebbe aprire un'altra strada per chi vuol fare questo mestiere; considerando la crisi che stanno vivendo gli stabili, sono tanti gli artisti che rischiano il posto di lavoro e che, per continuare a svolgere il loro mestiere, potrebbero intraprendere un percorso verso l'autonomia diventando artigiani del teatro. All'estero è tutto molto più semplice per chi apre una partita iva».
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